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Mese: Settembre 2019

Il nuovo sito è online!

Il nuovo sito è online!

Il nostro nuovo sito internet è finalmente online! Dopo varie modifiche e ritocchi ora è completo e a disposizione dei nostri clienti.  In questo blog vi presento le caratteristiche principali con l’invito, se non lo avete già fatto, a visitarlo.

Si ispira ai trend visual attuali, design giovane e moderno, linee grafiche minimal e d’impatto, in cui gli elementi illustrati fanno la differenza. E’ stato dato grande spazio alla nostra mascotte, che ci rende unici e riconoscibili. Stile e personalità attraverso un approccio monocromatico in cui risalta il nostro colore distintivo, il blu, l’aspetto risulta elegante e pulito. E’ stato studiato per essere molto semplice ed intuitivo, come deve essere, per far sì che sia uno strumento fruibile per tutti. E’ chiaramente ottimizzato al meglio per i motori di ricerca e adatto a tutti i device, con particolare riguardo agli smartphone.

Ma partiamo dall’inizio, dal “chi siamo”: è qui che presentiamo il nostro marchio, la nostra mascotte, qui ci mettiamo la faccia, questi siamo noi: la nostra storia, la nostra mission.

Chiaramente ampio spazio è stato dato agli immobili, in home è presente una facile ricerca per filtrare al meglio ciò che realmente si cerca, una selezione di proposte è presente già nella pagina iniziale. L’immobile viene presentato oltre che con una galleria fotografica anche con il virtual tour, utile per entrare in casa per una vera e propria visita virtuale dell’immobile. La descrizione e le caratteristiche principali completano l’annuncio.

C’è sempre il nostro blog con cui rimanere informati su svariati argomenti, dal mercato immobiliare, agli investimenti, dalle risorse umane alle aste, dai mutui alle novità fiscali e legali oltre che tutto ciò che ci riguarda per rimanere sempre in contatto con la nostra struttura.

E’ sempre presente lo spazio per le recensioni, che è per noi motivo di orgoglio, qui raccogliamo il vostro punto di vista sul servizio che vi abbiamo fornito, ma anche i vostri suggerimenti su come migliorare, strumento indispensabile per crescere.

Nella sezione aste vengono suggeriti alcuni immobili attualmente sul mercato che appaiono interessanti e presentato il servizio di consulenza che possiamo offrirvi.

Fin qui non si discosta molto dal sito precedente, ma la vera grande novità sta nei servizi. In questa sezione vengono presentati tutti i nostri servizi esclusivi e diversificati. Dal sito è possibile acquistare il singolo servizio, sarà rapido, professionale, sicuro e addirittura anche senza uscire di casa, se lo si desidera.

Si tratta proprio di un vero e-commerce, sono presenti servizi per la vendita, rivolti anche ai privati accessibili a tutti anche se non si è a Milano, servizi per la locazione, per la reperibilità della documentazione necessaria, ma anche per il post-vendita per tutte quelle procedure che occorrono una volta acquistata casa. Da qui si possono inoltre richiedere consulenze con i nostri professionisti per mutui, pratiche catastali, notai e tutto ciò che occorre per soddisfare ogni esigenza immobiliare.

Siamo certi che sarà apprezzato e utile, ma ora tocca a voi utilizzarlo e farci sapere cosa ne pensate, scriveteci nella sezione contatti.

Buona navigazione!

Daniele Modugno

 

Resilienza, la moda del momento

In questo nuovo articolo parliamo di resilienza. Prendendo spunto dal titolo, questo termine negli ultimi anni ha preso piede ed è molto utilizzato soprattutto in ambiti di selezione delle risorse. Analizziamolo, capiamolo e cerchiamo di fare delle riflessioni.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Bellissimo, no? Certamente, ma la vita mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze e capire meglio le cose, non per giudicarle o denigrarle, solo per capirle e non essere preso dentro dal flusso della moda. Perché dico questo? Và aggiunta alla definizione una cosa importante, il termine resilienza è stato preso in prestito dall’ingegneria, resiliente è termine associato ad un metallo che resiste agli urti, assorbendoli, senza rompersi.

Il mio approfondimento nasce da qui. Perché associare una qualità di un metallo all’essere umano?

L’epidemia è partita di soppiatto agli inizi del nuovo millennio. Un processo fulmineo, che si snoda attraverso fasi. Uno dei tanti tipi di resistenza che figurano tra le proprietà meccaniche dei materiali. Vecchie reminiscenze delle lezioni di educazione tecnica, diventate poi competenze specifiche di chi ha deciso di specializzarsi nel settore. Poi arriva la prima espansione: la resilienza diventa, più genericamente, la capacità di un sistema di fare fronte ad eventi che ne minacciano l’equilibrio. In psicologica cognitiva designa l’abilità dell’individuo di reagire a situazioni traumatiche senza sviluppare un quadro psicopatologico; in ecologia, quella di un ecosistema di mantenere il proprio funzionamento a fronte di situazioni di stress. Il termine compare in economia, in informatica, nelle scienze sociali. Ma la faccenda è ancora sotto controllo, tutto sommato: la parabola della resilienza, del resto, non si discosta troppo da quella di entropia, equilibrio, shock. Altri termini nati come settoriali e poi diventati gergo comune di molte discipline scientifiche, secondo la logica di estensione metaforica con cui spesso nuovi significati si fanno strada in una lingua. La resilienza è diventata una buzzword: una parola magica, versatile, puramente evocativa il cui impatto comunicativo è in gran parte slegato dal significato letterale. Per il solo fatto di essere proferita, riesce a imprimere al nostro discorso forza e profondità, incarnando le qualità più diverse. E così, la Copenaghen resiliente ce la immaginiamo affascinante, sinuosa, molto ecologica; un rock resiliente è dolce, sofferto, sottilmente innovativo; e un pensionato resiliente è presumibilmente sveglio, vissuto, che attende sornione per poi contrattaccare.

Essere resilienti significa, quindi, aspettare passivamente che le cose spiacevoli passino e che i tempi ridiventino floridi. Rappresenta il desiderio che tutto ritorni com’era nel passato e non offre  azioni da compiere per cambiare le cose nel presente. Nella resilienza non c’è l’idea di agire attivamente per affermare qualcosa in cui si crede, non c’è visione del futuro. Bisogna godersi edonisticamente la vita, subirne gli impatti momentanei e tornare poi identici a prima. Di fronte a un mondo incomprensibile, l’unica cosa fattibile è proteggere se stessi e la propria identità, sforzandosi esclusivamente di ricomporsi dopo l’inevitabile tornado del giorno. La resilienza è la chirurgia plastica dell’IO, è la malattia che si spaccia per cura, è l’inno all’efficienza consumistica, è il ribadire sempre quel che si è senza soffrire integralmente, senza spezzarsi mai. Se proprio vogliamo usare un termine preso in prestito dall’ingegneria, propongo il concetto di resistenza, cioè quella capacità dei corpi di opporsi al passaggio di una corrente. Chi resiste non si limita ad aspettare che la tensione passi, non fa finta che non stia succedendo niente, ma si oppone attivamente. Un corpo resiliente è un corpo passivo, mentre un corpo resistente è un corpo vivo, che subisce ferite e trasformazioni dalla forza ostile e non fa finta che non stia succedendo niente. Prova dolore e fastidio, e ciononostante continua a resistere. Resistere significa fare esperienza, rischiare di farsi male e di sparire pur di opporsi alla distruzione generale. Chi è resiliente può evitare di esporsi, può nascondersi, può non sentirsi responsabile di ciò che gli succede intorno. Chi resiste, invece, si prende in carico ciò che gli accade intorno e, dopo aver resistito, non è più uguale a prima. L’abisso tra resilienza e resistenza è quindi l’esperienza, perché l’autentica esperienza ti trasforma, non ti fa mai tornare uguale a prima.

Ecco. Ho studiato, analizzato, capito il concetto ed espresso il mio. Non che sia da considerarsi verità, è il mio punto di vista che contempla il rispetto per chi non fosse d’accordo.

Vedete, l’essere umano lo vedo come un insieme complesso di molti fattori che non possono essere etichettati e/o circoscritti. L’essere umano vive di relazioni, talvolta capita di sbagliare e colpire il prossimo, altre il contrario. Quindi? Finiscono cosi i rapporti? Nei posti di lavoro quante volte capitano conflitti? Credo sia una delle attività di routine di un manager gestirli. Ma un conflitto decreta la fine di un rapporto di lavoro o magari ne rafforza il futuro? Dipende da come si approccia ma molto più probabilmente a quanto si crede in quel rapporto. Molti gruppi lavorativi vincenti ed affiatati prima sono passati da incomprensioni, ma oggi sono i numeri uno. No, non credo che chiudersi a riccio per proteggere il proprio IO sia la scelta migliore, nella vita serve coraggio, resistenza, determinazione. Se poi, in particolari casi si è anche resilienti…..

Cosa fare, o meglio, farei? Tendere la mano, quando si sbaglia e soprattutto quando si ha ragione. E’ l’unica chiave che conosco per aprire le porte del futuro.

Davide Bosisio

Resilienza, la moda del momento
Le relazioni umane

Le relazioni umane

Argomento semplice? Non direi. Le relazioni umane penso siano da considerarsi un’arte.

In passato avevo pubblicato un blog in cui ho scritto in merito alla comunicazione, brevemente mi ripeto. La comunicazione è molto più non verbale che verbale, si comunica di più con il corpo in silenzio che parlando. Se non lo sapevate fate una prova, comunicate con qualcuno facendo caso a quando detto, vedrete che resterete sbalorditi da quanto sia vero. Vi faccio un esempio, se chiedete ad una persona come sta e la risposta è un bene, detto a voce, ma con tono dimesso e a testa bassa magari vestito di nero, gli credereste? Secondo me la successiva domanda sarebbe “non sembra cosa ti è successo?” Va da sé che comunicazioni in cui non sussiste la fisicità siano molto più complesse come telefono, mail, social, per fare dei nomi, perché non vediamo cosa e come reagisce il nostro interlocutore.

Ho sintetizzato spero bene quanto scritto sul tema in passato più diffusamente e da qui mi riallaccio con il primo blog post vacanze per parlare delle relazioni umane.

Come espresso nella prima riga, ritengo sia un’arte pura. Riuscire a sviluppare relazioni durature, vere, forti servono tanti ingredienti. Per prima cosa serve molta empatia, cercare di capire il prossimo e non guardare la relazione solo dalla propria prospettiva perché è una, di molte altre, non la verità. Già il primo ingrediente penso rappresenti un buon 50% del totale per una costruzione di rapporto vincente poi, il rimanente 50%, credo sia da attribuirsi a intelligenza, difficoltà ed emotività del momento, cultura, estrazione, abitudini, condizione. Spero di non dimenticare nulla, vedete com’è complessa? Spesso si sottovaluta questo argomento o lo si usa con leggerezza.

Sarebbe sbagliato ricondurlo solo al lavoro, certo nel lavoro al giorno d’oggi le relazione umane sono basilari e fondamentali ma perché con gli affetti, nel tempo libero o altro no?

Gli esseri umani sono nati per comunicare, pensate di vivere soli, battute a parte, come migliorarsi? come supportare o farsi supportare? come capire i propri errori? Potrei andare avanti ma preferisco raccontare una storia che mi ha direttamente coinvolto in cui, io che scrivo di queste cose, ho sbagliato a relazionarmi. Nel sottovalutare cosa avrebbe recepito il mio interlocutore, ho innescato in esso chiusura perché non sono stato bravo far arrivare quello che volevo, anzi, l’opposto. Incredibile no? Non credo, è semplicissimo farlo quando non si ponderano bene parole, postura, immagini. Poco importa all’interlocutore, ignaro giustamente dello stato emotivo di chi gli parla, non lo conosce, dunque giudica quello che personalmente assorbe o meglio decodifica.

Ovviamente ne sono rammaricato perchè ho perso una relazione fondamentale per aver sottovalutato ciò che andavo a dire, perché per me aveva un significato diverso ma non sono stato attento a farlo arrivare col taglio giusto al mio interlocutore. Questo è dedicato a coloro che a volte mi criticano perchè  pensano che sia perfetto per ciò di cui scrivo e conosco. Non è cosi, sbaglio anche io come chiunque sebbene conosca la materia.

Torniamo a noi, è utile un’altro collegamento con vecchio blog del passato . Avevo descritto l’enneagramma, lo avevo studiato ed è molto complesso perché cerca di farti capire chi sei e come riconoscere gli altri enneatipi e, posizionandoti nel mezzo della torta, essere efficace nelle relazioni con persone diverse da noi, diverse, non migliori o peggiori.

La vita dell’uomo è disseminata di varie montagne da scalare e da raggiungere nella loro vetta per potersi definire, a buon diritto, ESSERI UMANI COMPLETI.

La salita non sempre è facile ed agevole, a volte si scivola, ci si sbuccia il ginocchio, si è stanchi, delusi, amareggiati: è proprio in quei momenti che il sorriso di un compagno di avventura fa svaporare le nubi del dolore, della fatica, della stanchezza e della delusione.

A questo servono le relazioni umane: ad essere d’aiuto e ad avere un aiuto, nel momento di difficoltà, per continuare a salire la montagna, al canto del proprio cuore e non della disperazione, dettata dalla paura e a non rinunciare mai, finché non si è arrivati in vetta, dove…. forse….il giorno in cui si arriverà….splenderà il sole.

 

Davide Bosisio

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