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Autore: Daniele Modugno

SUCCESSIONE E DINTORNI

SUCCESSIONE E DINTORNI

La successione è un argomento che in molti preferiscono rimandare, invece è bene pensarci per tempo perché sono previsti diritti ma anche obblighi sia che si lasci l’eredità sia che la si riceva, dunque, nostro malgrado dobbiamo pensare alla successione. Perché, sia nel caso in cui si voglia lasciare i beni in eredità dopo la morte, sia che li si riceva per la dipartita di una persona cara, dobbiamo compiere determinati passi, con tempistiche precise.

 

Cosa è la successione

La successione è quella procedura giuridica che prevede il trasferimento del patrimonio ereditario dalla persona defunta agli eredi. Per patrimonio ereditario, la giurisprudenza, intende l’insieme dei rapporti patrimoniali attivi ma anche passivi trasmissibili al momento della morte. Quindi, in parole più semplici, l’eredità comprende non solo i beni e i crediti ma anche i debiti della persona defunta.

Esistono due tipi di successione:

  • testamentaria, quando è regolata da un testamento;
  • legittima, quando, in mancanza di un testamento, è disciplinata esclusivamente dalla legge che prevede la destinazione dell’eredità a seconda del grado di parentela.

Da qui si deduce che se si vuole lasciare alcuni beni a determinate persone è bene pensarci con anticipo e redigere un testamento. In ogni caso, l’ordinamento italiano stabilisce che una quota di eredità, la legittima, spetta di diritto ai parenti più stretti, come il coniuge e i figli. Questo aspetto rappresenta quindi un limite alla cosiddetta autonomia testamentaria.

Accettare l’eredità

Visto che l’eredità comprende sia i beni e i crediti che i debiti del defunto, primo passo da compiere per riceverla e diventare eredi è accettarla. L’accettazione, che non può riguardare solo una parte dell’eredità, può essere espressa sostanzialmente in due modi:

  • formale, con un ricevuto dal notaio o dal cancelliere del tribunale del comune dove il defunto aveva l’ultimo domicilio;
  • tacito, cioè desumibile da un comportamento specifico che manifesti la volontà di accettare l’eredità.

Se l’erede accetta, diventa proprietario dei beni, come ad esempio una casa, ma subentra al defunto anche nei debiti (se ci fossero).

La dichiarazione di successione

Una volta accettata l’eredità, si dovrà aprire una successione, ossia presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate per determinare le imposte da pagare sui beni e i crediti ricevuti. Si tratta di un passo di fondamentale importanza, in quanto costituisce condizione imprescindibile per poter disporre dell’eredità.

Anche qui ci sono modalità e tempistiche precise. Innanzitutto, la dichiarazione di successione deve essere presentata dagli eredi entro 12 mesi dal decesso. Come? Ci sono diverse possibilità:

  • tramite un intermediario abilitato, come le banche;
  • presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate online.

Se il defunto non possedeva case, aveva un patrimonio sotto i 100mila euro, e, ad ereditare sono solo coniuge e figli, non occorre presentare la dichiarazione di successione. Al di là di questi casi, invece, la dichiarazione è sempre obbligatoria, e quando ci sono immobili, insieme alla dichiarazione di successione è necessario presentare anche le volture catastali.

L’accettazione dell’eredità non richiede necessariamente una dichiarazione espressa e formale, ma può essere implicita in un comportamento diretto a gestire il patrimonio del parente defunto, comportamento quindi incompatibile con la volontà di rinunciare all’eredità. È questo il caso dell’accettazione tacita dell’eredità, accettazione che, evidentemente, ha le medesime conseguenze di un’accettazione espressa: ossia il diritto dell’erede di succedere nel patrimonio del de cuius (il familiare deceduto) secondo la propria quota e di rispondere anche (nella medesima percentuale) dei relativi debiti. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

L’accettazione tacita si verifica quando il chiamato all’eredità compie un atto (comportamento concludente) che presuppone la sua volontà di accettare, e che non avrebbe diritto a fare se non nella qualità di erede. Chiaramente, l’atto che implica l’accettazione tacita dell’eredità deve essere compiuto dall’erede e non da terzi soggetti, dai quali il primo ovviamente non risponde.

Ad integrare l’accettazione tacita dell’eredità da parte del chiamato sono pertanto rilevanti gli atti che per la loro natura e finalità siano incompatibili con la volontà di rinunciare e non siano altrimenti giustificabili. Ad esempio, per come meglio si vedrà a breve, fare ricorso contro un avviso di accertamento indirizzato al defunto è considerato «accettazione tacita dell’eredità»; continuare a vivere nell’immobile del defunto o utilizzare la sua auto, senza aver fatto un inventario dei beni dell’eredità è considerato «accettazione tacita», e così via.

La differenza tra accettazione espressa ed accettazione tacita dell’eredità

Per esplicita disposizione del codice civile, l’accettazione pura e semplice può essere espressa o tacita, che comprende il caso in cui il possesso dei beni ereditari si protrae per oltre tre mesi.

L’accettazione è espressa quando la volontà di accettare l’eredità da parte del “chiamato” risulta palese e inequivoca. Ad esempio, il “chiamato” assume la qualità di erede in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata.

L’accettazione è invece tacita quando il “chiamato” all’eredità pone in essere un atto che ha il diritto di compiere in qualità di erede. Ad esempio, il “chiamato” vende o dona un bene immobile facente parte dell’asse ereditario. Secondo l’insegnamento della Cassazione, l’accettazione tacita può essere desunta dal comportamento complessivo che realizza non solo atti di natura fiscale, come la dichiarazione di successione, ma anche atti che siano nel contempo fiscali e civilistici, come la voltura catastale che rileva anche ai fini dell’accertamento della proprietà immobiliare.

 RINUNCIA ALL’EREDITA’

Al momento dell’apertura di una successione, tutti coloro che, per legge o per testamento, sono “chiamati” all’eredità, hanno la possibilità di accettare o rinunciare. Solo in seguito all’accettazione si acquisisce la qualifica di erede. Mentre l’accettazione può essere sia espressa che tacita, la rinuncia è sempre un atto formale espresso, ricevuto da Notaio o dal Cancelliere del Tribunale.

Va tenuto conto che tra i vari soggetti che possono essere chiamati all’eredità come eredi, ve ne sono una speciale “categoria”, i cosiddetti “legittimari”, ai quali, per legge, spetta una quota minima del patrimonio ereditario. Sono legittimari, rispetto al de cuius, il coniuge o la persona a lui unita civilmente, i figli e, in mancanza di questi ultimi, i genitori. Qualora all’apertura della successione i legittimari non abbiano ricevuto quanto gli viene riconosciuto per legge, hanno a disposizione una specifica azione (azione di riduzione), che consente loro di integrare la loro quota di “legittima”.

L’ACQUIESCENZA

Al momento dell’apertura della successione, i legittimari chiamati all’eredità, hanno la possibilità, con apposita dichiarazione rilasciata avanti al notaio, di “rinunciare” a qualsiasi azione e pretesa verso coeredi o terzi, in relazione ad eventuali lesioni della loro quota di legittima intervenute con l’atto testamentario o con donazioni fatte in vita dal de cuius. Si tratta, appunto, di un atto di “acquiescenza alla successione”.

In tal caso, quindi, con atto di acquiescenza, l’erede legittimario, eventualmente leso nei propri diritti intangibili, rinuncia all’esercizio di qualsiasi azione.

La differenza tra rinuncia all’eredità ed acquiescenza, quindi, appare di tutta evidenza.

Con la rinuncia all’eredità un soggetto esprime la volontà di non voler acquisire la qualifica di erede, mentre con l’atto di acquiescenza un soggetto decide di rinunciare, pur nella sua qualità di erede legittimario, all’esercizio delle specifiche azioni che la legge gli riconosce a tutela dei sui diritti ereditari.

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI:

Articolo a mio avviso utile ed importante perché nell’ambito immobiliare, spesso, capita di dover mediare l’alienazione di un bene pervenuto ai nuovi proprietari in successione. Oltre a conoscere le parti note ai più, pochi, pochissimi sanno che al momento di una vendita in sede d’atto bisognerà pagare la “Tacita”. Molti mi chiedono, cos’è? Io ho già fatto la successione e pagato le tasse, a cosa serve? E’ un “pizzo” obbligato e legale. E via via…. (insulti che risparmio).

Perché?

Perché non si conoscono le cose e le loro procedure, c’è scarsa informazione su ciò che conta. Al momento del rogito la proprietà dovrà versare, tramite il Notaio rogante, tra i 500 ed 600 euro per questa “Tacita” e, probabilmente, è bene farlo sapere prima. Spiegare le cose è essenziale, mi rivolgo a colleghi e professionisti trasversali, perché sia che mi faccia supportare da un Caf che da un Notaio per la dichiarazione di successione poco importa, queste figure hanno, a mio avviso, l’obbligo di rendere completa l’informazione spiegando eventuali effetti su azioni futuribili, così come la mia categoria deve fare in fase di acquisizione del bene, non appena viene a conoscenza del titolo che ha portato alla proprietà.

Per un erede è già stata una tempesta essere tale, noi professionisti dobbiamo gestire le susseguenti vicende burocratiche con la diligenza del buon padre di famiglia, altrimenti perché definirsi professionisti?

DAVIDE BOSISIO

CREAZIONE POSTI AUTO SCOPERTI, LA PARTE TECNICA?

Recentemente mi è capitato di dover affrontare in una compravendita una fattispecie particolare. Una cosa nuova, un qualcosa di nicchia nell’immobiliare che ho deciso di condividere.

Parliamo della creazione successiva di posti auto in aree private. Se per la loro realizzazione basta cementare la porzione identificata, non risulta così banale la parte tecnica. Nello specifico caso che sto affrontando, udite udite, neanche il geometra incaricato sapeva di quanto vi sto per scrivere. Veniamo al dunque.

Lo scenario è questo: “se ho una casa con area cortilizia pertinenziale e decido di fare un posto auto scoperto,  faccio una scheda in catasto e buonanotte?”. Non è così. La normativa impone di prestare attenzione al fatto che una casa che possiede area verde non possa ospitare nuove edificazioni che ne mutino la massima cubatura costruttiva della stessa. Essendo il posto auto però di fatto “aria”, non una costruzione, può trovare accoglienza nei limiti del rispetto del verde.

La cosa importante è sapere che per fare questo serve presentare una pratica edilizia.

(Per le abbreviazioni tecniche trovate alla fine del presente una breve legenda di supporto alla comprensione).

Ecco le cose importanti da capire, cosa fare e come farlo

Occorre distinguere diverse casistiche, in funzione del titolo edilizio, o dell’intervento edilizio, a cui fare riferimento:

  1. parcheggi privati pertinenziali, specificatamente realizzati ai sensi della L. 122/89 c.d. legge Tognoli;
  2. parcheggi privati su aree inedificate;
  3. parcheggi privati su aree già edificate;

per le sole categorie 2 e 3 di cui sopra, vengono individuate delle sotto-categorie. la prima sotto-categoria ha qualche differenza tra le varie applicazioni, mentre le altre due sono uguali:

  1. interrati o parzialmente interrati, ma sempre con copertura a verde pensile, salvo casi specifici;
  2. a raso sulla superficie ma coperti con strutture comunque tamponate tipo tettoie o loggiati (quindi esclusi i box auto a raso);
  3. a raso scoperti, con sola sistemazione delle pavimentazioni esterne, seguendo le norme sulla permeabilità dei suoli.

Gli interventi di cui al punto 2 del primo elenco (parcheggi su aree libere inedificate) sono sempre soggette a permesso di costruire, e neanche autorizzabili in SCIA ad esso alternativa, in quanto in ogni caso si ritiene intervento di nuova edificazione. Sono invece realizzabili in autorizzazione o in SCIA alternativa gli interventi 3.1 e 3.2 (in SCIA ci si può andare solo se le superfici da realizzare non superano il 15% della SUL degli immobili cui sono asservite, come impongono le NTA del PRG nell’individuare così gli interventi di AMP e, dunque, va da se che quando ci si trova in città storica si può andare solo in autorizzazione). In SCIA ordinaria invece ricade il caso 3.3. sono da considerarsi attività in edilizia libera le “pavimentazioni di aree esterne anche di sosta”.

Ecco dunque in sintesi la procedura autorizzativa che va seguita per ciascuna casistica:

  • SCIA ordinaria: realizzazione di parcheggi privati a raso su aree già edificate (aree di pertinenza di edifici già realizzati); interventi in attuazione della c.d. legge Tognoli;
  • SCIA in alternativa all’autorizzazione o autorizzazione: realizzazione posti auto interrati o fuori terra ma coperti con strutture tamponate, se la superficie dell’intervento non supera il 15% della SUL del fabbricato cui sono asserviti (devono essere asserviti altrimenti sono nuova costruzione a prescindere);
  • Autorizzazione: qualunque tipo di intervento di realizzazione di nuovi posti auto, sia interrati sia a raso, se su aree libere inedificate

Se sei un privato senza esperienza immobiliare potrà sembrarti turco misto arabo, potrebbe esserti  utile sottoporre questo documento ad un tecnico di fiducia che di certo riuscirà a tradurlo.

Se sei un collega poni attenzione a questi aspetti, quando vengono creati posti auto non esistenti ed accatastati, sappiate che il Notaio vi attenderà al varco e molti tecnici tenderanno a dirvi che sarà sufficiente un semplice accatastamento.

In Spaziourbano, oltre a cercare di sbagliare il meno possibile, siamo per la condivisione della cultura ed esperienze. Solo in questo modo pensiamo si possa generare un reale vantaggio competitivo.

Legenda:

S.C.I.A. Segnalazione Certificata di Inizio Attività

N.T.A. Norme Tecniche di Attuazione

P.G.T. Piano di Governo del Territorio

AMP Ampliamento edifici

DAVIDE BOSISIO

CREAZIONE POSTI AUTO SCOPERTI, LA PARTE TECNICA?
L’ENNEAGRAMMA, APPROFONDIMENTI E CONCLUSIONI

L’ENNEAGRAMMA, APPROFONDIMENTI E CONCLUSIONI

Eccoci arrivati alla fine di questo percorso che, con quest’ultimo documento, auspico se ne comprenda l’importanza, soprattutto la complessità dei rapporti interpersonali, di come sia fondamentale un approccio sempre volto alla comprensione e al rispetto del prossimo perché non possiamo sapere cosa quella persona abbia vissuto, come stia.

L’enneagramma ci insegna a vivere la nostra unicità con coraggio, fiducia e consapevolezza di ciò che siamo con i nostri talenti da sviluppare e i nostri automatismi da controllare.

Questo meraviglioso strumento di introspezione ci aiuta a comprendere che nella vita la staticità porta ad incagliarsi nei propri vizi e non ci consente di evolvere portando alla luce il meglio di noi. La vita è movimento, è cambiamento continuo e così noi, se vogliamo vivere davvero una vita piena, appagante e consapevole, dobbiamo muoverci all’interno della nostra configurazione, andando ad arricchire la nostra Base con i talenti e alcune caratteristiche delle Basi con cui siamo connessi. Mentre la Base non cambia mai, la configurazione è in continua evoluzione a seconda delle esperienze di vita, delle crisi, delle motivazioni e dei successi della persona.

A tal proposito, dopo aver studiato ogni enneatipo, analizziamo perché uno specifico profilo abbia riflessi differenti da persona a persona.

Partiamo dai 10 fondamenti dell’essere umano:

  • 1°: Il problem solving dipende dal problem setting (comprensione che il disagio sia un problema) il quale, a sua volta, è condizionato dalla cultura di una persona, caratterizzata da metafore, categorie cognitive e analogie;
  • 2°: Non è facile, se non impossibile, separare i dati oggettivi dalle nostre interpretazioni soggettive. C’è una stretta correlazione fra ciò che interpretiamo e la nostra personalità;
  • 3°: La metafora è un metodo di percepire, classificare e valutare la realtà oggettiva;
  • 4°: La prima funzione della cultura è quella di “mediazione”, serve a mediare l’interazione dell’individuo con il suo ambiente organizzativo e sociale;
  • 5°: La seconda funzione della cultura è quella del “sense making” ovvero aiuta la persona a dare un senso alla sua esistenza nelle differenti sfaccettature;
  • 6°: La terza funzione della cultura è quella di costruire principi e valori dell’individuo;
  • 7°: Quando incontriamo una cultura diversa dalla nostra ci troviamo ad un bivio. Possiamo negarla, passando dallo smarrimento al disprezzo oppure riconoscerla passando dallo stupore al rispetto;
  • 8°: L’intolleranza radicale comporta la negazione o il discredito della cultura dell’altro; il disprezzo dell’altro e, se possibile, il suo annientamento;
  • 9°: La persona consapevole, democratica e aperta sa che il suo non è l’unico punto di vista e si apre ad altrui vedute;
  • 10°: Le esperienze dalla nascita, inconscio-subconscio-conscio.

Questo schemino per creare un percorso che cerchi di trasmettere la serietà dell’argomento, la sua profondità. Il paradosso è che non potremo mai conoscere bene gli altri finché non conosciamo bene noi stessi e, al tempo stesso, non potremo conoscere bene noi stessi finché non conosciamo gli altri. Per risolvere questo apparente circolo vizioso basti sapere che conoscere noi stessi e gli altri, sono le due facce della stessa moneta, la comprensione della natura umana. I Sufi (popolazione che viveva nei deserti con una lunga tunica e un secchiello per l’acqua, nella loro lingua significa “i puri”) erano dell’opinione che gli uomini vengano distrutti dalle loro qualità, perché si identificano eccessivamente con ciò che sanno fare bene. In pratica le qualità si possono trasformare in limiti e, quando si sopravvalutano, si gioca una partita sul terreno più congeniale e di conseguenza si tende a rafforzare l’immagine di sé, che sia la migliore, ponendosi con atteggiamenti di superiorità. Questa è un’illusione.

Studiosi ben più bravi e preparati di me, ritengono che l’associazione a questo o quel enneatipo nasce dalle esperienze vissute in tenera età. Ferite. C’è chi ritiene da neonati, chi entro i primi 5 anni e via, ma è poco importante. Lo è assai di più capire che noi siamo quello che la vita ci ha dato, soprattutto quelle che sono state le relazioni con le figure dominanti, l’educazione ricevuta. Tutto questo plasma il nostro IO e trasmette ad esso un insegnamento: come tutelarsi. In questa fase intendo traferire che nascono, rimangono, delle ferite caratteriali che innescano una reazione a tutela. Da qui scattano le paure e visioni di sé di ogni enneatipo.

Per cui un tipo 1 eviterà la collera, il 2 aver bisogno d’altri, il 3 di fallire, il 4 d’essere ordinario, il 5 di trovarsi inadeguato, il 6 di trasgredire, il 7 di soffrire, l’8 di mostrarsi debole ed il 9 di trovarsi in conflitto.

Nascono dunque le tre aree fondamentali, meglio definite centri, che raggruppano gli enneatipi:

  • Istintivi (8,9,1);
  • Emotivi (2,3,4);
  • Razionali (5,6,7).

I tre centri hanno funzioni ben distinte e complementari, ideale utilizzarli tutti, impiegando ognuno nelle circostanze congeniali, tuttavia tendiamo a preferirne uno.

Il centro istintivo cerca di base di preservare “l’essere”, di garantire sicurezza e sopravvivenza, fisica e psicologica.  E’ il luogo dell’energia e dell’azione, dove viene accettato il cambiamento o viene opposta resistenza. E’ anche centro di creatività nell’agire e nella sensualità, della spontaneità.

Il centro emotivo è il luogo dell’affettività, dei desideri e delle relazioni. Al centro emotivo interessa soprattutto il presente.

Il centro mentale cerca invece di dare un senso a sé stesso e al mondo. Per raggiungere l’obiettivo fa ricorso sia all’analisi logica, ragionamento, sia all’immaginazione e studio di differenti possibilità e prospettive. Proiettato al futuro.

Detto ciò, metto in risalto una domanda che feci quando partecipai alle lezioni sull’enneagramma:

“perché persone associate allo stesso profilo sono diverse?”

La risposta ce la siamo data nei paragrafi precedenti, dove siamo nati, con chi siamo cresciuti, quale educazione, cultura, tutto determina un IO unico ed inimitabile. Ma con paure comuni e modi di rigettarle in ragion della propria intelligenza, faccio riferimento all’asticella. Se riesco a farvi immaginare un contenitore rettangolare posto in verticale, da 0 a 10 la dimensione, dove 5 è la media. Bene, diciamo che la gran parte delle persone è posizionata sul valore 5, chi si distingue ed eccelle, cresce, và verso il 10, al contrario chi regredisce.

Ma per rispondere alla mia vecchia domanda non è sufficiente questa risposta, è utile sapere che ogni enneatipo ha interferenza dall’enneatipo vicino. Si chiamano ali.

C’è chi sostiene che siano ambedue influenti, a me dissero che certamente un influsso ci sia ma che una è ala di pollo e l’altra d’aquila. Per cui un tipo 6 con influenza maggiore in 5 sarà diverso da chi con influenza in 7 ma, importantissimo, le ali non cambiano il nostro enneatipo ma gli aggiungono qualità addizionali. Perché delle ali dunque? E’ dovuto al fatto che stare totalmente all’interno del nostro enneatipo di base genera una pressione intollerabile, pertanto “uscire” un poco dalla nostra personalità rappresenta un mezzo per allentare la tensione del nostro Tipo.

Ecco, capite perché il genere umano è complessissimo e vive tutta questa complessità con naturalezza? Perché parte di esso.

Vediamole queste ali e influenze su ogni enneatipo:

Tipo uno

Uno con ala Due: E’ più affettuoso del tipo puro, disponibile, attento alle esigenze del prossimo, mettendo a disposizione degli altri le proprie risorse.

Uno con ala Nove: Rispetto al tipo puro è più freddo, obiettivo, ha un atteggiamento distaccato e una ridotta emotività.

Tipo due

Due con ala Uno: E’ più idealista, obiettivo, ha una personalità caratterizzata di profondi principi morali. Questa personalità va incontro alle esigenze degli altri in modo meno manipolatorio del tipo puro.

Due con ala Tre: E’ più ambizioso, estroverso e valorizza concretamente la sua propensione e capacità di andare incontro al prossimo. E’ dotato di fascino e abilità comunicativa.

Tipo tre

Tre con ala Due: Rispetto al tipo puro è più affettuoso, disponibile, affascinante. Ha spiccate qualità sociali, incoraggia e trasmette fiducia.

Tre con ala Quattro: Rispetto al tipo puro si rende più capace di usare la sua creatività ed immaginazione. L’attitudine all’introspezione del quattro viene moderata dalla pragmaticità del tre.

Tipo quattro

Quattro con ala Tre: Rispetto al tipo puro è più ambizioso e sicuro di sé. La tendenza alla depressione del tipo quattro è mitigata, si nota una certa concretezza nel realizzare le proprie aspirazioni artistiche e creative.

Quattro con ala Cinque: in questa personalità l’introversione e l’originalità si rafforzano. La gestione dei sentimenti può essere conflittuale, poiché sono vissuti in modo intenso dal quattro e tenuti a distanza dal cinque.

Tipo cinque

Cinque con ala Quattro: in questa personalità si uniscono rigore intellettuale, creatività , sensibilità. Può essere una persona colta ed interessante.

Cinque con ala Sei: Se il cinque è indipendente, il tipo sei può mitigarlo con la sua fedeltà e lealtà. Questo cinque “fedele” corre il rischio di assumersi la responsabilità degli altri.

Tipo sei

Sei con ala Cinque: Questa personalità è caratterizzata dalla tendenza ad osservare gli altri (tipo sei) e dalla curiosità intellettuale (tipo cinque).

Sei con ala Sette: Più concreto rispetto al precedente e più estroverso, si lascia coinvolgere in diverse attività piacevoli. Può essere impulsivo.

Tipo sette

Sette con ala Sei: Ha maggior senso della realtà rispetto al tipo puro (per effetto del tipo sei). Comunica gradevolezza ed ottimismo.

Sette con ala Otto: Trasmette energia, grinta e vitalità. Tende a sapere quello che vuole.

Tipo otto

Otto con ala Sette: E’ una personalità avventurosa e forte. Assume l’iniziative spesso importanti e gestisce parecchi impegni contemporaneamente. Può essere egocentrico.

Otto con ala Nove: E’ più comprensivo e pacato: l’aggressività del tipo base è placata. Il risultato è maggior equilibrio nella personalità.

Tipo nove

Nove con ala Otto: Denota una certa propensione a stemperare i conflitti, facendo intuire una personalità interiormente determinata.

Nove con ala Uno: E’ caratterizzato da rigore morale, pacatezza e buon senso. E’ fortemente controllato dal punto di vista emotivo.

Finito? E no, un altro aspetto essenziale da introitare sono gli sviluppi di ogni enneatipo quando in fase di stress e quando a riposo, cioè, quando un enneatipo è in fase di stress significa che tende ad essere la parte oscura di altro profilo e parte positiva quando a riposo, quando in pace con se stesso.

Per cui, ogni enneatipo possiede un punto di tranquillità interiore, definita con la parola: riposo, e un punto di irrequietezza, disequilibrio, definito con la parola: stress. Le persone possono individuare i propri momenti di serenità e le proprie deviazioni avvalendosi di queste due variabili al proprio enneatipo.

Durante un periodo di stress il soggetto si sposta in direzione della freccia acquisendo le negatività dell’Enneatipo che incontra. Il punto di riposo (o consolazione) mette in evidenza la qualità  dell’Enneatipo, il punto caratteriale verso cui gli esseri umani dovrebbero tendere durante la propria crescita.

Tipo Uno

Stress in quattro.

Se la crescita personale è minacciata, cambia la propria strategia dirigendosi verso il tipo quattro prendendone i lati negativi: diventa malinconico e tende alla depressione; pensa che non ci sia nessuno capace di capirlo veramente. Si chiude in un atteggiamento depressivo, perdendo la capacità di individuare soluzioni. Questa è una fase estremamente intensa per il perfezionista, in quanto prende contatto con le proprie emozioni ma negativamente.

Riposo in sette.

Quando il tipo uno va in fase di riposo riesce finalmente ad abbandonare la propria compulsione a fare tutto secondo le regole, godendosi la libertà di sperimentare la vita. La loro tendenza ad essere i “primi della classe” li porta a capire che sono ancora “in viaggio”.

Tipo Due

Stress in otto.

Se si sentono usati e rifiutati per troppo tempo, si dirigono verso l’otto, assumendo un atteggiamento duro. La propria rabbia si esprime tramite atteggiamenti aggressivi. Un tipo due può subire per molto tempo ma, quando il limite è stato raggiunto diventano estremamente pericolosi in quanto sanno dove colpire per fare male.

Riposo in quattro.

In questa fase il tipo due abbandona la propria compulsione a tendere una rete di relazioni e comincia ad essere più riflessivo; acquisendo le doti del quattro diventa più analitico.

Tipo Tre

Stress in nove.

Il successo non viene raggiunto, nonostante tutto ciò che si è costruito. A questo punto il tipo tre si dirige verso il tipo nove acquisendone i lati negativi. Tende a divenire pigro perdendo la sua proverbiale azione in quanto ha paura di ottenere ulteriori fallimenti. In questa modalità non raggiunge nessun obiettivo. A questo punto tutto l’odio, che generalmente prova verso i suoi rivali, lo rivolge verso se stesso.

Riposo in sei.

In questa fase il tipo tre migliora i rapporti con gli altri rinunciando alla compulsione ad apparire. Inoltre, entra maggiormente in contatto con la propria sfera emotiva. Il tipo tre ha la tendenza a scaricare l’altro (partner, socio in affari o amico) quando rischia il fallimento. I lati positivi del sei lo fanno diventare fedele e impegnato.

Tipo Quattro

Stress in due.

La reale o potenziale perdita di una persona amata può indirizzare il quattro verso il due. Questo lo porta a creare dipendenze nei suoi confronti comportandosi come un altruista. Adotta strategie per rendersi necessario, ma quando si instaura un rapporto di dipendenza, tende ad allontanare la “vittima”.

Riposo in uno.

Tende a divenire più disciplinato e centrato nel presente sviluppando un pizzico di concretezza che normalmente gli manca. In fase di riposo tende a mettere in pratica le proprie idee. Segue meno l’istinto e analizza le proprie fantasie sotto una luce critica. Questo processo di autocritica viene fatto in maniera costruttiva e permette di migliorare la stima di sé.

Tipo Cinque

Stress in sette.

Quando l’eremita esaurisce tutte le proprie risorse attinge a quelle negative del sette. Stacca completamente il contatto con la realtà perdendosi nella pianificazione di numerose attività. Diviene attivo ma in maniera non costruttiva, stordendosi in divertimenti, attività e piaceri eccessivi.

Riposo in otto.

In questa fase l’eremita assorbe le risorse positive dell’otto ovvero l’espressione della potenza, abbandona la teoria e passa all’azione. Avviene un’inversione, dal ricevere passa al dare. Prende contatto con la realtà che dal puro atteggiamento mentale passa al concreto.

Tipo Sei

Stress in tre.

Se un sei pensa di essere manipolato o riceve una grossa delusione, si dirige verso il tre: le paure lo fanno divenire servile e falso. Se avverte che il pericolo aumenta può tradire tutto e tutti celando la propria dote migliore che è la lealtà. Colma il proprio complesso di inferiorità sentendosi superiore divenendo un piccolo tiranno arrogante.

Riposo in nove.

In questa fase riesce a rapportarsi meglio con gli altri e vede le situazioni da angolazioni differenti rispetto alla sola negativa. Riesce a vivere la vita più serenamente e a fidarsi degli altri.

Tipo Sette

Stress in uno.

Se tutte le proprie risorse, per evitare il blocco, si esauriscono e non sono più efficaci, si dirige verso la compulsione dell’uno divenendo intollerante, permaloso e critico nei confronti di chi la pensa diversamente.

Riposo in cinque.

In questo cambio di strategia riesce ad andare nel proprio intimo, affrontando i propri incubi, riuscendo a capire che fuori vi sono false consolazioni mentre dentro sé vi è serenità. Questo gli consente di divenire più obiettivo e introspettivo prendendo consapevolezza e accettazione sull’aspetto duale della vita: felicità e tristezza, bontà e cattiveria, eventi fausti ed infausti.

Tipo Otto

Stress in cinque.

Se la paura di perdere il controllo si intensifica si dirige verso i lati negativi del cinque, cominciando a pensare a tutte le persone che ha colpito e ad eventuali ritorsioni da parte di queste. Perde la sua proverbiale forza e vede nemici ovunque.

Riposo in due.

Il lato positivo del due, riesce a placare la propria sete di potere portando allo scoperto il proprio lato tenero. In questa fase cerca di aiutare il prossimo. Riesce a capire che è importante sia essere padroni che servitori.

Tipo Nove

Stress in sei.

Se esaurisce le proprie risorse si dirige verso i lati negativi del sei aumentando la propria proverbiale pigrizia e affidandosi ad una persona autoritaria che gli dica esattamente cosa fare. Il tipo nove non ha meccanismi di difesa e ne compensa la mancanza aumentando la propria indolenza.

Riposo in tre.

In questa fase diviene più energico, costruttivo e produttivo, riuscendo a mettere meglio a fuoco situazioni ed obiettivi. Infatti riesce ad eseguire un gran numero di cose in breve tempo. Acquista fiducia in se stesso prendendo in mano la propria vita evitando di affidarsi agli altri. Attività e voglia di aiutare il prossimo si uniscono risvegliando in lui capacità innate ed energie sopite.

Non so se sono riuscito a mostrare bene le sfumature, ma l’intento è far capire come sia difficile fare analisi su sé stessi visto questi intrecci: chi siamo, le ali, dove tendiamo e in quali fasi.

Provateci, io personalmente ho fatto in passato errori perché non ho alzato l’asticella, ho ferito e fatto del male ad una persona che per me è stata, è e sarà sempre importante, perché? Perché nell’ambiguità sono andato in stress e, da buon enneatipo 6, sono sprofondato nei meandri negativi del profilo 3. Ne sono pentito ma, la cosa divina che tutti abbiamo, è la capacità di dirselo, di migliorare, di vedere il male e lasciarlo là, non cancellarlo, lasciarlo là, osservarlo per evitare si riproponga. E vedete, non serve capire le cause che portarono all’errore, questo è un tranello, la realtà è che non compresi l’emotività altrui cercando di preservare la mia. Questa consapevolezza non è farina del mio sacco ovviamente, da sola per lo meno, sono stato ispirato da un’intelligenza emotiva più alta, la N.1.

Chiudiamo questo lavoro con qualcosa di più frivolo, attraente.

Fermo restando che devo fidarmi di studi d’altri, voglio aiutarvi oltremodo a leggere i vari tipi con l’associazione a figure famose.

Tipo 1

Tipo 2

Tipo 3

Tipo 4

Tipo 5

Tipo 6

Tipo 7

Tipo 8

Tipo 9

 

Spero che chiunque abbia letto tutti blog, dal N 1 fino a questo conclusivo, abbia attinto qualcosa, qualcosa di utile, qualcosa su cui lavorare perché non esiste cosa più bella di capire chi si è e quale sia il nostro posto nel mondo oltre che essere compresi, a chi non piace, soprattutto l’ultima?

Se si ragionasse così su scala mondiale, la nostra società sarebbe migliore.

Vi lascio con un video, a mio avviso molto bello, un video con cui giocare prima di vederne il finale. Tu, cosa faresti al posto di quel ragazzo che è giunto in ritardo alla lezione?

Rosso o verde?

 

Buona riflessione e rispetto a tutti !

 

DAVIDE BOSISIO

Agenzia immobiliare in Zona Rossa

Come ormai ben saprete Milano, è attualmente inserita in zona rossa. Come modifica ciò il nostro lavoro? E’ possibile fissare un appuntamento per visionare un immobile? O per una proposta d’acquisto o un Preliminare? La risposta è

Sì è possibile.

E’ necessario munirsi dell’Autodichiarazione e seguire questi semplici passaggi:

  • inserire i propri dati personali e documenti (C.I. e C.F.)
  • fleggare: “altri motivi”
  • inserire il motivo dello spostamento: appuntamento di vendita, proposta d’acquisto, Preliminare di compravendita, ecc…

Dal canto nostro troverete un ambiente pulito, con tutti i dispositivi necessari a tutelare la vostra e la nostra salute. Per evitare assembramenti vi chiediamo di prenotare un appuntamento con anticipo, ricordandovi che nel nostro punto vendita possono entrare un massimo di 6 persone alla volta.

Fissa un appuntamento con noi in sicurezza. Scarica qui sotto la tua Autodichiarazione, compila e stampa. 

AUTODICHIARAZIONE DA SCARICARE 

 

 

Agenzia immobiliare in Zona Rossa
ENNEATIPO 9, IL MEDIATORE

ENNEATIPO 9, IL MEDIATORE

Con questo blog si conclude il percorso di conoscenza specifica donata ad ogni profilo della torta chiamata enneagramma. Ricordo che la prossima settimana verrà redatto il documento conclusivo e riassuntivo che, unito a tutti gli articoli pregressi, spero aiuti a migliorare la comprensione dell’altro, di sè stessi. Oggi soprattutto ritengo sia essenziale.

Veniamo a noi, enneatipo 9: il mediatore. Tra tutte le personalità questa è quella più serena, quella che tende ad assecondare, non cerca mai il conflitto, stempera, disinnesca, crede che per essere amata e benvoluta serva essere comprensiva e che, assecondare, porti a lei benefici. Di conseguenza i Tipi Nove cercano l’armonia, sono calmi e radicati, stabili ed affabili, ma possono anche perdere di vista i propri bisogni, fuggire dai conflitti, essere testardi ed aver difficoltà a dire no. Ecco, il nodo distintivo sta qui: l’incapacità di dire la parola NO. Dire no significa prendere posizione, significa esprimersi e generare conflitti. I conflitti non sono le guerre, sono semplici distacchi empatici dall’altro perché non assecondano il suo pensiero. Queste persone non sono da etichettare come stupide, senza midollo, tutt’altro, sono persone buone, intelligenti, ritengono che vi sia qualcosa di più importante oltre l’orgoglio personale.

In questa società essere puliti, buoni, gentili e affabili porta a tradurre cotanta grandezza in debolezza. Parlo a te, enneatipo 9, lascia correre. Pensa ad altro, debole è chi vede in te debolezza, pensa a migliorare i tuoi lati oscuri.

Analizziamoli insieme:

La passione dominante del 9 è l’accidia intesa come mancanza di motivazione all’azione, indolenza, una sorta di perdita di interiorità, un rifiuto di vedere e una resistenza al cambiamento che, coniugati con un atteggiamento rassegnato e altruista, si traduce spesso in una sindrome da bontà d’animo, di comodo “realismo”, a volte così eccessivo da diventare grettezza. Spesso la sua acquiescenza al male e all’errore viene scambiata per tolleranza. Anche il 9 non ha imparato ad amarsi perché gli è mancato l’amore ma, a differenza di altri tipi, ha anche dimenticato la frustrazione subita, creandosi una specie di “callo psicologico”, cosa che fa di lui il meno sensibile e il più stoico di tutti i caratteri. Infatti nell’enneagramma è collocato di fronte agli ipersensibili 4 e 5.

I tipi 9 sono esattamente come descritti sopra, brava gente. Va da sè che possiedano un serbatoio di pazienza quasi infinito, quasi perché nulla e nessuno è infinito, è corretto asserire che la loro asticella della sopportazione è assai elevata ma, quando raggiunta, “si salvi chi può”. Avete presente i vulcani? La metafora figurata rende assai bene il concetto, accumuli che vengono rigettati con veemenza e tale forza che un tipo 8 sembrerebbe un coniglietto dinnanzi ad un grande lupo. I Nove devono portare consapevolezza, allo scopo di migliorare se stessi, lavorando sulla loro: cocciutaggine, ambivalenza, l’essere dimentichi dei propri bisogni, indecisione, evitamento del conflitto e la difficoltà a stabilire le priorità.

Il consiglio spassionato ai tipi 9 è: SFOGATEVI !!!

La boxe può aiutare, buttate fuori alla fine di ogni giornata gli accumuli nocivi, ciò che non riuscite caratterialmente a fare, evitate di arrivare al limite, provate a dire NO a qualcosa, qualcuno, uscite dalla vostra introversione che vi logora all’interno ed esponete il vostro dissenso, non tenetelo sempre dentro di voi. Altri con voi non useranno la stessa eleganza.

 

DAVIDE BOSISIO

ENNEATIPO 8, IL BOSS

Avete presente quelle persone sicure di se, quelle che passano sopra i vostri sentimenti come caterpillar senza accorgersene, che trasmettono forza al sol guardarli? Ecco, questi sono tipi 8, figure associabili al termine “boss” che è diverso dal termine “leader”, non confondete le due parole.

Quando ho iniziato il mio personale percorso alla scoperta di me stesso, di primo acchito, il pensiero andò verso questo enneatipo. Nel tempo, grazie a confronti ed approfondimenti ho appreso che sono di altro stampo, perché per essere un tipo 8 devi essere estroverso, riuscire a vivere in solitudine, sfrontato e spesso senza cuore. Il mio opposto.

Il pensiero compulsivo di questo personaggio è: “Io sono superiore agli altri “.

La sua compulsione è quindi la ricerca di superiorità sugli altri. Questo personaggio è nato per essere il leader (deve capirlo però), il protettore, colui che provvede, colui che intraprende, la roccia. La persona potente, il tipo dominante: auto-confidente, deciso, pieno di volontà e che si confronta. La sua paura di base è di essere ferito o controllato dagli altri o sottomesso agli altri. Ha paura della violazione, la compulsione è quindi la ricerca di superiorità sugli altri. Gli archetipi 8 desiderano tenersi stretto il loro potere e prevalere a qualunque costo: diventano del tutto spietati, violenti, immorali e duri di cuore, sfidando il senso di colpa, la paura e ogni altro sentimento umano, dittatoriali e tirannici, aderiscono in toto al motto “la ragione è del più forte”, fanno propria la filosofia della “legge della giungla”. Cominciano a sviluppare idee fisse su se stessi (megalomania) sentendosi onnipotenti, invincibili, invulnerabili; si fanno sempre più temerari, espandendo eccessivamente le proprie risorse.

Il punto nevralgico su cui questi archetipi devono concentrarsi è la differenza tra l’essere “capo” o “leader”, perché la naturale tendenza è per la prima mentre hanno ogni arma per essere i secondi. Il loro punto debole è voler avere sempre ragione, per loro l’errore è d’altri mai ad essi imputabili. Mostrano i galloni sul petto, sono estremamente fastidiosi ed irritanti quando esplodono la loro parte peggiore ma, se in fase sana, riescono a guidare le folle, quasi sempre inducono all’emulazione.

Aree di sviluppo

Le aree dove gli Otto devono portare consapevolezza allo scopo di migliorare se stessi sono: gli eccessi, la rabbia, l’essere dominanti, l’eccessiva durezza e il timore della propria vulnerabilità. Partendo dalla loro passione lussuria, la loro debolezza sta nel non saper tollerare l’insoddisfazione, devono raggiungere la soddisfazione a ogni costo. Il consiglio dunque? RILASSATI !!! Ripetilo scandendo bene la parola, trova pace. Non sei il più bello, il più forte o il più tutto, sei parte di una torta più grande di te.

Lo so, essere un boss è come ricoprire la carica di portiere in una squadra di calcio, sei solo spesso e volentieri, ma non per questo serve sprigionare la tua aurea a casaccio per sentirti vivo, prova a dire ogni tanto “ho sbagliato, hai ragione tu”, prova a calarti nel gruppo e non viverci sopra, vedrai, è tanto salutare: “cosa?” – “essere leader”.

 

DAVIDE BOSISIO

ENNEATIPO 8, IL BOSS
PROTOCOLLO OPERATIVO SPAZIOURBANO CONTRO IL COVID-19

PROTOCOLLO OPERATIVO SPAZIOURBANO CONTRO IL COVID-19

Con la presente comunicazione vogliamo rendere noto a tutti i nostri clienti delle misure adottate da Spaziourbano per svolgere la nostra professione in sicurezza. Come saprete, da oggi fino al 03/12/20, è scattato un nuovo, quanto anomalo, lockdown. Milano, come tutta la Lombardia, è zona rossa ma la nostra professione è tra quelle che possono continuare a svolgere i propri adempimenti perché l’esigenza CASA è attività essenziale. Il motto che da mesi ci  sentiamo ripetere è “ restate a casa “ e come farlo se non la possiedo? Come se mi trovo l’immobile venduto e devo ancora acquistare? Stesso discorso per esigenze locative.

Benissimo, in ragion di ciò l’agenzia Spaziourbano è operativa per supportare tutti coloro i quali devono chiudere il cerchio, soddisfare uno dei sogni della propria vita.

Con ciò non possiamo, e vogliamo, dimenticare la serietà della pandemia, cosa ha generato e sta generando. Tutte le dotazione di prevenzione e sicurezza intraprese già dal 04/05/20 sono tassativamente rispettate dallo staff dell’agenzia con conseguente istruzione ai clienti con cui abbiamo avuto e avremo rapporto.

Spazio alla sicurezza dunque:

  • Nel nostro ufficio possono entrare contemporaneamente al massimo 6 persone;
  • Mascherine sempre in volto;
  • Distanza di sicurezza di almeno 1 metro;
  • Plexiglass in ogni scrivania a barriera;
  • Dispositivi di igienizzazione;
  • Guanti e calzari;
  • Sanificazione e pulizia dei locali.

Come applicato in autonomia da mesi senza necessità di DPCM specifici, i soggetti più a rischio vengono preservati da Spaziourbano, ad esempio preliminari di compravendita con proprietari o acquirenti di età avanzata e/o con problemi di salute mai in presenza, da remoto dunque, con consegna del materiale contrattuale a domicilio.

Stiamo facendo del nostro meglio per continuare ad offrire i nostri servizi nella massima sicurezza di tutti: clienti ed operatori. Siamo dell’idea che per affrontare un mondo nuovo serva esistere in una maniera nuova.

Spaziourbano team

ENNEATIPO 7, L’OTTIMISTA

Cercavamo l’ottimista, quello sempre col sorriso, positivo, ricercatore assiduo del piacere?

Trovato, il tipo 7!

Siamo al cospetto di una personalità che si riconosce con grande semplicità rispetto ad altre. Come?

L’ immagine di Peter Pan aiuta tantissimo, ne troverai conferma nelle prossime righe:

I Sette usano la razionalizzazione per evitare di soffrire e mantenere un’immagine di sé che sia OK. Hanno la tendenza a vedere la vita attraverso una lente che rende tutto più bello e gli permette di riformulare ogni cosa in una prospettiva positiva. L’abitudine a pensare a nuove opzioni e possibilità permette ai Sette di lasciare il presente con tutte le sue limitazioni e vivere in quello che sembra un futuro senza limiti e barriere. I Sette sono veloci nel pensiero, spesso proiettati in avanti, sono tipi ottimisti e postivi con interessi in svariate e variegate attività. Evitano i limiti e danno priorità al divertimento in quelle che possono essere avventure, viaggi e interessi di natura sia pratica che intellettuale.

Avete presente quelle persone che comunque vada hanno disegnato il sorriso sul volto? Quelle che sono sempre in fibrillazione, creative, un laboratorio armonico di novità. Sono facili da individuare perché brillano di luce propria.

Perché fanno così? Per evitare la sofferenza e, per raggiungere l’obiettivo, si concentrano solo su di sé.

Hanno la tendenza a disperdere le proprie energie in molteplici attività, l’impazienza ed il non voler prendersi responsabilità per il timore di essere limitati, per cui, evitano i limiti e danno priorità al divertimento in quelle che possono essere avventure, viaggi e interessi di natura sia pratica che intellettuale. Possono diventare critici, frustrati e annoiati quando la realtà non incontra le loro aspettative e la loro visione.

 Cosa dicono i Sette di sé stessi:

  • “La vita è un’avventura”;
  • “Cerco il divertimento e ho un’insaziabile appetito per nuove esperienze”;
  • “Sono un ottimista, pieno di energie e sempre attivo”;
  • “Non mi è facile prendere impegni perché questo mi fa sentire di limitare la mia possibilità di scegliere”;
  • “Odio i limiti e non sopporto la noia”.

Non a caso i tipi 7 hanno la passione Gola, un impulso irrefrenabile verso il piacere, edonistici.

A questo enneatipo non piace parlare né sentire parlare di dolore, questo aspetto è un tratto estremamente caratteristico. Gli viene spontaneo accantonare doveri brigosi, rispondere alla malinconia con un sorriso, sdrammatizzare momenti pesanti con battute divertenti in grado di alleggerire un clima opprimente. D’altronde la vera fonte dell’ironia non è la gioia, ma la tristezza. Questa tendenza ad evitare le difficoltà assume l’aspetto di un’eccessiva indulgenza, dove non è difficile trovare le scuse adatte per non accaparrarsi gli impegni, anche se questi talvolta sono inevitabili. Dunque l’atteggiamento diventa quello di chi si sacrifica, generando anche reazioni esplosive qualora gli sforzi compiuti non vengano riconosciuti. Un Sette è infatti piuttosto individualista, non di rado fino a livelli narcisistici, per cui sente che le sue intuizioni sono sempre al di sopra di quelle altrui e soprattutto dell’ordine costituito. Questo lo porta ad avere una propensione alla ribellione, poiché difficilmente accetterà di seguire le direttive di un’altra persona o di essere sottomesso alla volontà di chi non lascia sufficiente spazio alla creatività.

Il suo problema è che questo tipo è condannato a volere sempre di più e a non averne mai abbastanza, come se il piacere fosse per lui una droga che lo porta a cedere ad ogni tentazione. Perciò non prende mai nulla sul serio e si lascia guidare dalla vulnerabilità del momento, purchè l’esperienza non duri troppo a lungo, altrimenti implicherebbe una costanza che non gli è affatto confacente. Questo modo di fare è giustificato dal fatto che non sia lui a decidere di assecondare determinati vizi, ma che egli ne sia dominato e dal fatto che, grazie alla sua autoindulgenza e al disinteresse per la morale, per lui tutto è lecito.

Quando sotto stress tende ad essere narcisista, impulsivo, possessivo, auto-distruttivo e superficiale.

Profilo interessante, non trovate? Nella mia personalissima esperienza di rapporto con enneatipi di questo genere posso ridurre ad una solo riflessione il mio pensiero: “ogni tanto e a piccole dosi”. Perché? Sono profili che danno la scossa, donano allegria e gioia di vivere ma una dose eccessiva, come tutto, stanca. Credo sia lo spunto di miglioramento da lasciare a chi si riconoscesse in questo tipo, fare attenzione nel dosare cotanta energia, non solo per soddisfare la propria sete allegorica di vivere fuori dagli schemi, ma soprattutto nel fare attenzione a come possa venire colta: superficialità ed inutile divagazione. Più che altro come voglia di evitare di pigliarsi responsabilità e rifugiarsi in mondo immaginario che solo loro vedono, un mondo a cui tu, N. 7, dovresti permettere anche ad altri di vedere, solo così saresti un vero sorriso.

DAVIDE BOSISIO

ENNEATIPO 7, L’OTTIMISTA
Noi, SPAZIOURBANO – 7° puntata: I nostri servizi

Noi, SPAZIOURBANO – 7° puntata: I nostri servizi

Ultima puntata della nostra storia animata; dopo aver parlato della nascita del brand e dei componenti dello staff, mascotte compresa, ecco parlare dei nostri servizi esclusivi. Servizi dedicati sia alla vendita che all’affitto che al post-vendita, molti dei quali fruibili online. L’appuntamento per la visione dell’ultimo video sul nostro canale Youtube è per 

mercoledì 4 Novembre 2020 ore 15.00 

Ci auguriamo che questi brevi video vi siano piaciuti e che siano serviti a conoscere un po’ meglio il nostro gruppo.

Guardatelo, commentatelo e condividetelo…

Noi, SPAZIOURBANO – 6° puntata: Il Gatto Blu

La nostra storia animata è arrivata alla puntata n. 6, che verrà trasmessa a partire da:

mercoledì 28/10/2020 ore 15.00 sul consueto canale Youtube

In questo episodio si parlerà della nostra Mascotte, il Gatto Blu, che dal 2018 affianca il nostro marchio, rendendolo riconoscibile e apprezzato. Seppure sono passati solo 2 anni, per noi è come se ci fosse sempre stato, ci siamo molto affezionati e riscontriamo anche tra i clienti grandi apprezzamenti verso questo simpatico gattino.

Guardate il video, commentatelo e condividetelo…

Noi, SPAZIOURBANO – 6° puntata: Il Gatto Blu

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