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SPAZIOFINANCE, COME VA?

SPAZIOFINANCE, COME VA?

Ci siamo concessi un paio di mesi di lavoro per metterci alla prova in maniera diretta in ambito finance attraverso il canale Auxilia, come già riferito in precedenti articoli, e possiamo dire che se il buongiorno si vede dal mattino….

Abbiamo acquisito l’istruzione di due mutui per l’acquisto prima casa, una surroga, e fissato una decina di consulenze che hanno permesso i primi risultati espressi e potenziali altri nel prossimo futuro. Ci siamo accorti, accorti, abbiamo consolidato quanto pensavamo e cioè che i clienti hanno bisogno di una guida, di un servizio. Rispetto alle credenze popolari non stiamo interagendo su situazioni al limite ma bensì interventi entro l’80%, clienti che possono accedere al credito ma che faticano a comprendere dove recarsi per ottenere l’abito perfetto per loro. Fondamentalmente siamo venditori, vendiamo l’emozione che spinge a seguire un determinato canale piuttosto che un altro.

Il prestito, la burocrazia istruttoria, è sempre l’istituto di credito a svolgerla, ma piace avere qualcuno (di competente) che funga da leader, intrattenga rapporti e porti i migliori vantaggi economici senza che l’attore principale debba occuparsene. La nostra abilità prende corpo e forza grazie all’azienda che ci supporta, Auxilia è un valido partner perché di fondo sono appassionati. E’ un aspetto importante perché a cascata nascono qualità essenziali come organizzazione, prodotti, supporto, coinvolgimento, comunicazione, solvibilità. Generare business e avere successivo supporto nell’accompagnarlo a compimento è fondamentale, dona forza e voglia di fare. Siamo felici della partnership perché assorbiti da questa azienda che con continue sollecitazioni restituisce lustro ai nostri sforzi. Aggiornamenti prodotti, spazio a idee da segnalare ed implementare, supporti in tempo reale, variegate possibilità in convenzione, corsi di aggiornamento.

Mi soffermo sui corsi e abbandono il Noi a vantaggio dell’Io. Il sottoscritto ha già partecipato a tre call da marzo’21 ad oggi, nei prossimi giorni ne seguirà una quarta, ed è fantastico potersi confrontare ed osservare colleghi di diverse latitudini esporre idee, successi e difficoltà che poi accumunano un po’ tutti.

Dicevo, sono passato all’Io perché volevo raccontare di un fatto ironico e alleggerire il racconto.

Businessman in call

Sono Papà, orgogliosamente Papà, e come tutti ho dovuto affrontare lo spauracchio DAD. Che significa? Significa creare un account google per partecipare in meet alle lezioni. La faccio breve, ad un corso Auxilia mi sono erroneamente iscritto con il profilo di mio figlio Tommaso senza accorgermene, quando interrogato il Coach chiama: “sentiamo Tommaso, cosa ha fatto e quali risultati”, ovviamente non ho risposto e non lo faceva nessun altro e, tra me e me dicevo, ma che maleducato questo Tommaso, maleducato e fifone di esporsi. Ero io…….. Se fossi stato su “Striscia la notizia” avrebbero fatto partire il video di Emilio Fede…. Me ne sono accorto alla fine, nella sezione chat dove si poteva scrivere un messaggio, ho notato l’incongruenza e mi sono scusato.

Vi ho strappato una risata? Non si è persone serie se non si è capaci di ridere.

Detto ciò, torniamo al Noi, ci riteniamo soddisfatti sin qui, un articolo di ringraziamento ai nostri primi clienti che con la loro fiducia ci hanno inorgoglito e spronato a fare di più e meglio, un articolo a Noi che nelle difficoltà: covid, negatività, competitors, e chi più ne ha più ne metta, abbiamo scelto la strada più difficile, quella di ampliare il business, non solo nel comparto finance, con l’unica paura di perdere di vista il nostro core. Ci hanno sempre insegnato a tenere profili bassi, lavorare e non millantare, ottenere risultati e non schiamazzi ma, quando arrivano, quando è il momento di auto-motivarsi, beh, consentitecelo.

Bene, si torna sul campo! Il nostro humus, che lasciamo venga accompagnato da un video d’impatto motivazionale.

 

DAVIDE BOSISIO

Il mediatore creditizio, secondo noi

È Mediatore creditizio il soggetto che mette in relazione, anche attraverso attività di consulenza, banche o intermediari finanziari previsti dal Titolo V del TUB con la potenziale clientela per la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma (cfr. art. 128-sexies, comma 1, del TUB). Gli stessi possono svolgere esclusivamente l’attività appena indicata, nonché attività connesse o strumentali alla stessa e quelle definite compatibili dalla normativa (cfr. artt. 128-sexies, comma 3, del TUB e 17, comma 4-quater, del D.Lgs. n. 141/2010). I Mediatori creditizi svolgono la propria attività senza essere legati ad alcuna delle parti da rapporti che ne possano compromettere l’indipendenza (cfr. art. 128-sexies, comma 4, del TUB).

Per esercitare nei confronti del pubblico l’attività di mediazione creditizia è necessario ottenere l’iscrizione in un apposito elenco tenuto dall’OAM, previo possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Definizione, riferimenti giuridici, requisiti, i miei lettori abituali sanno bene che amo esordire così.

Come scritto in blog precedenti, ho seguito, rispettato, superato tutti i passaggi e, da pochi giorni, sono stato abilitato ad esercitare come potete vedere qua sotto:

L’idea che abbiamo, come Spaziourbano, è quella di dare lustro a questa professione, ricercando la funzionalità del ruolo e l’efficacia nel soddisfare una variegata tipologia di clienti.

Il mediatore creditizio non si discosta dall’agente immobiliare, cambia l’oggetto, ma entrambi non sono d’obbligo nel fruirne. Come saprete, se desiderate ottenere un prestito o qualsivoglia linea di credito, potete rivolgervi a qualunque banca, nulla di più semplice.

Vi mostro la differenza però:

L’agente in attività finanziaria possiamo identificarlo anche nell’impiegato della vostra banca al quale rivolgersi per ottenere credito. Oltre a quanto nella locandina, dove è evidenziata l’unicità di prodotto e non una pluralità, questo tipo di figure non si plasmano sulle vostre disponibilità orarie, non devono raggiungere la vostra vera soddisfazione, ma vendervi quello che hanno, anche se non veste adeguatamente su di voi.

E’ vero, un mediatore non è obbligatorio, ma letto questo potete farlo diventare.

Il mediatore creditizio, per come lo rappresenteremo, è una figura che grazie alla sua libertà operativa proporrà il prodotto giusto, non vi farà perdere tempo nel ricercarlo , ore ed ore sul web per effettuare comparable, intuire le cose, ma una chiara e specifica consulenza in linea con le vostre esigenze. Ha un costo, certo, ma come in tutte le cose meglio un piccolo costo che permetta d’ottenere il meglio, rispetto ad un apparente risparmio che nel tempo diviene salasso.

Discorsi filosofici, ma la filosofia è l’attività spirituale autonoma che interpreta e definisce i modi del pensare, del conoscere e dell’agire umano nell’ambito assoluto ed esclusivo del divenire storico.

Spaziourbano, attraverso la mia figura abilitata all’esercizio, s’impegnerà ad essere un consulente globale. Ci rivolgeremo certamente a coloro desiderino acquistare casa, in primis, smaniosi di un mutuo ad hoc, ma non solo, ci piacerebbe stringere partnership con imprenditori ed amministratori di condominio per supportare e divenire faro consulenziale in ambito finanziario per le famiglie che compongono quelle specifiche realtà. E’ superfluo spiegarne le ragioni e benefici.

Tramite il cappello Auxilia finance possiamo entrare in meriti differenti e specifici quali: cessioni del quinto, finanziamenti per opere condominiali, prestiti personali, alle PMI, aste giudiziarie, insomma, una serie di cose che possano permettere all’imprenditore e/o amministratore condominiale di coccolare i propri dipendenti o clienti, permettere una sana vita finanziaria ad essi e con ciò serenità quotidiana e fidelizzazione nel tempo. Anche a beneficio proprio e delle aziende amministrate.

Potrei scrivere un poema su questi temi, mi fermo qua, spero sia chiaro con quale piglio andremo ad operare, sempre lo stesso, professionalità ed attenzione al cliente. Per cui, chiunque voglia cogliere l’opportunità Spaziourbano sarà lieta di offrire un appuntamento di conoscenza ed individuazione delle specifiche esigenze e, siate pur certi, grazie ad Auxilia finance il miglior prodotto vi verrà sottoposto.

Di seguito delle locandine per raffigurare e rafforzare quanto scritto:

Riprendiamo la domanda dell’immagine principale, serve credito? Chiamateci o scriveteci !

02/4530630 , davide.bosisio@auxiliafinance.it

DAVIDE BOSISIO

 

Il mediatore creditizio, secondo noi
Vi presento Auxilia Finance

Vi presento Auxilia Finance

Manca poco, diciamo un paio di settimane, prima che si possa operare ufficialmente nell’ambito creditizio in mediazione. Nell’attesa ci tenevo a presentare la società che mi sta supportando per procedere all’iscrizione in OAM e nel fornirmi gli strumenti che poi andrò ad utilizzare quando sarò “abile ed arruolato”.

Dopo aver superato l’esame, prodotto la documentazione richiesta, ho ricevuto un’accoglienza super da parte dello staff Auxilia. Ho dialogato con l’area manager (Roberto Belotti), gentilissimo nel darmi il benvenuto e, tra le altre, nel fare in modo si generasse un appuntamento nel mio studio con agente senior preparato per affiancarmi (Raffaella Losi),  una consulente da Roma (Federica Pasquini) molto professionale, che sta agevolando dal principio il percorso donandomi consapevolezza in ogni fase e, a breve e per finire, una call con il co-direttore Auxilia (Alessandro Bonucci), per conoscersi e partire con grande spinta motivazionale.

Questo blog dunque, di sola e semplice pubblicità, per mostrarvi chi agirà in collaborazione con Noi, Spaziourbano, in questo nuovo servizio che a breve potremo offrire. Ritengo sia fondamentale mostrare un’azienda solida, solvibile e preparata che ci supporti in un mondo con tante insidie, delicato, perché si parla di denari e del futuro dei nostri clienti.

Dopo vent’anni di agenzia immobiliare, io, Daniele, Carlo, siamo ben consapevoli su come sceglierci i partner giusti e, Auxilia Finance, è certamente uno di essi.

Vi lascio con lo spot 2021:

Davide Bosisio

Spaziourbano ti da credito

Con grande orgoglio condivido il superamento dell’esame in OAM per l’accesso al mondo del credito di Spaziourbano.

Parlerò di Spaziourbano, non di me come attore pratico, perché il progetto è del team, abbiamo in serbo altro che ora non posso diffondere, ma posso dire che stiamo programmando il futuro con l’idea di generare una realtà di servizi completa nell’asset immobiliare. Un imprenditore deve vedere più in là, deve pianificare strutture che consentano stabilità economica: qualcosa che supporti costantemente, qualcosa su cui lavorare per raccoglierne i frutti successivamente e qualcosa che faccia fare il salto di qualità. Questo è quanto crediamo sia corretto come “psicologia dell’impresario”.

Tornando all’esame, diciamo subito che non è stato affatto semplice, per due macro ragioni:

  1. L’esame per l’iscrizione a mediatore creditizio presuppone una vasta conoscenza generale nel mondo economico, in particolare a quello bancario. Procedure, terminologie, stili che solo marginalmente in carriera si è toccato. Studiare è limitativo, l’esame spazia da concetti molto tecnici sino al pratico;
  2. L’esame era composto da 20 domande a cui rispondere in 20 minuti in un ambiente che non offrisse spunti legati a sotterfugi, web cam, analisi documenti e via, per intenderci. Durante l’esame, credo alla quarta domanda, hanno interrotto lo svolgimento per ottenere l’immagine dei documenti. E il tempo? Si sarà fermato. E no, non so se per errore o cosa, ma ci si è ritrovati con quasi 5 minuti di meno a disposizione.

Tutto questo non ha fermato la determinazione al risultato e, come scrissi in passato, nulla ha sapore migliore delle cose conquistate con sacrificio e lealtà. L’immagine scelta per rappresentare questo articolo è emblematica, ci rappresenta completamente. Perché quando tutto va male, e credo manchi che un meteorite colpisca il globo terrestre poi saremmo apposto, e soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri e chi mulini a vento.

Abbiamo fortemente voluto quest’abilitazione per offrire un servizio aggiuntivo diretto, per contare sulle nostre abilità e non demandarle ad altri soggetti, crediamo spasmodicamente che un cliente sia prezioso e meriti il meglio. Con ciò non vogliamo far passare il concetto che il team Spaziourbano sia perfetto ed il migliore partner immobiliare, vogliamo dire  che ci mettiamo impegno, passione, lungimiranza, idee, determinazione, etica e di norma, operando in questo modo, ci si distingue. Di sicuro l’impatto sulla clientela è tangibile perché, chi come noi vende servizi, nulla di reale e tangibile, saprà di quanto sia complesso. Vendi te stesso e il me stesso deve essere solvibile, preparato e orientato al cliente.

Ora ci attende la raccolta di documentazione, solita burocrazia, a breve saremo “sul pezzo”, promesso !

Mutui, prestiti personali, cessioni del quinto, surroghe, otterremo le migliori condizioni da offrire grazie alla partnership con Auxilia finance, uno dei più importanti player nel settore.

Credete sempre in voi stessi, che le 3 C vi accompagnino, ed il mondo se ne accorgerà !

Davide Bosisio

 

Spaziourbano ti da credito
Assertività: comunicare, esprimersi e rispettare

Assertività: comunicare, esprimersi e rispettare

Primo blog dell’anno 2021, alta responsabilità, perché sarà quello trainante rispetto ai successivi, perché sarà il leader di ogni cosa che andrò a fare o dire d’ora in avanti, come metaforicamente espresso nel video allegato.

Parliamo di assertività. Di recente ho pubblicato un breve post di apertura all’argomento, direi meglio una nuova forma mentis che voglio che mi accompagni. Per farlo però devo condividere, devo diffondere questo credo, questa modifica di stile comunicativo. Dunque eccomi qua a scrivere di lei, l’assertività. Ho preso informazioni, ho letto un libro in men che non si dica, e posso affermare che mi ha affascinato completamente.

Pronti?

L’assertività è un’abilità sociale comunicativa che riunisce i comportamenti e i pensieri che ci permettono di difendere i diritti di ognuno senza aggredire né essere aggrediti.

Questa definizione è tratta dal libro scritto da Giulia Nobili “Comunicazione assertiva”.

Proviamo a semplificare con un esempio:

Immagina di sederti al ristorante per una cena, di questi tempi immaginare è d’obbligo, quando il cameriere ti porta ciò che hai ordinato e ti accorgi che una delle posate è sporca, che fare?

Esistono sostanzialmente 3 tipi di reazione:

  • Non dire nulla passandoci sopra;
  • Fare una scenata e ridicolizzare il cameriere;
  • Chiamare il cameriere e chiedergli che cambi la posata sporca.

Siete d’accordo non vi siano altre alternative?

Bene!

E’ evidente come le prime due reazioni non siano esattamente corrette, la prima lede voi stessi che affronterete un momento piacevole con disgusto, la seconda è la peggiore perché denota perdita di controllo e impatto sull’emotività del cameriere, la terza è valida e dunque assertiva. Perché? Si ottiene in un colpo solo quello che le prime due reazioni avevano insite ma in maniera troppo estremizzata: rispetto per sé stessi, del prossimo e risoluzione elegante del problema.

Meglio spiegato così, vero?

Diciamo che l’essere assertivi rappresenta uno degli elementi utili per migliorare la propria intelligenza emotiva.

Nei tre esempi sopra, la prima reazione è definita passiva e la seconda aggressiva. Tendenzialmente nessuno è sempre passivo o solo aggressivo, esiste uno stile predominante ma in taluni casi siamo l’uno e in altri il secondo.

Provate a prendere un foglio di carta e scrivere:

FAMIGLIA

 

AMICI

 

RELAZIONE DI COPPIA

 

LAVORO

Fatto? Ecco, provate a riguardarvi con il pensiero, in relazioni concernenti questi macro-gruppi, che tipo di relazioni avete attuato?

Scrivetelo accanto alla parola chiave, noterete come lo stile comunicativo muti in ragion di chi abbiamo come interlocutore. Non faccio riferimento alla maggiore disponibilità, ambientazione, socialità o quant’altro, è ovvio che con un amico sarò sciolto e diretto, più distaccato e serio in ambito lavorativo, per esempio. Parlo di come vi relazionate, se sono stato bravo a far passare il messaggio riuscirete ad etichettare i vostri diversi stili comunicativi e noterete che sarete maggiormente passivi o aggressivi semplicemente verificando se troverete scritto più volte la parola “passivo” o “aggressivo”.

E’ importante conoscersi, vedete, a scuola ci insegnano tante cose, i libri ci donano vocaboli, impariamo ad usare la testa ma chi ci insegna a relazionarci? Oggigiorno è la skill più importante.

Ne sono convinto perché lavoro su me stesso, sulle mie esperienze, sulle mie deficienze, errori, insuccessi e noto quanto sia lontano dall’essere assertivo. O meglio, a volte lo siamo un po’ tutti, soprattutto quando tutto fila a gonfie vele e siamo carichi ed emotivamente “colorati”, provate a esserlo quando tutto va male, quando siete in difficoltà, quando perdete le vostre certezze, lavoro, persone importanti.

Provate.

Basandomi su me stesso, sempre, ho notato come sia tendenzialmente passivo anche a causa della mia naturale introversione e saltuariamente aggressivo perché spesso evito d’impormi per un qualcosa che reputo maggiormente significativo ma questo non fa altro che destabilizzare me stesso e anche il mio interlocutore. Quest’ultimo penserà di poter controllare ogni cosa e, quando si ritroverà l’aggressività ad attenderlo, ne rimarrà basito. Bene, la parola chiave dunque deve essere equilibrio, assertività per l’appunto, riuscire a comunicare senza prevaricare, senza minimizzare le proprie necessità, senza farlo delle altrui, il nuovo obiettivo deve essere una comunicazione solida, efficacie e rispettosa.

Chiaramente è un argomento vasto, abbraccia varie aree, da quelle mediche a quelle di leadership, non è lì che ora voglio entrare, solo sensibilizzare al concetto perché cerco sempre di condividere quello che offre spunti di miglioramento a me stesso.

E’ un messaggio di pace se vogliamo, perché si vive troppo sui social e perdiamo la bussola delle relazioni, più che altro l’abitudine, soprattutto in questa fase in cui siamo anche costretti alla “lontananza”.

Concludo questo articolo con un video che vidi poco più di due anni fa, un video molto bello che traduce il concetto di leadership, comunicazione, determinazione, motivazione e assertività, quello che come detto in principio dovrà rappresentare questo primo blog per il seguito, l’esempio. L’esempio che si può fare più di quanto vedi in te stesso, che puoi ispirare. Tempo fa lo scelsi perché mi piacque, solo per questa ragione, ora lo dedico a chi vuole determinare, perché se hai una leadership la devi esercitare, perché in ogni relazione c’è chi è l’ago della bilancia, qualcuno che porti un peso più di altri, se é importante.

 

DAVIDE BOSISIO

INTELLIGENZA POSITIVA VS VITA

Recentemente ho acquistato un interessantissimo corso registrato, da seguire e riascoltare se necessario ogni qual volta lo desidero, e parla d’intelligenza positiva. Di fondo è incentrato su come meglio affrontare lo stress, e dunque i danni, derivanti dalla pandemia sulla nostra psiche. Non mi ha attratto per questa ragione però, sono sincero, ho inteso il virus come metafora della vita, l’ho fatto mio non per la specifica ragione per cui è stato creato, bensì per una veduta più ampia: come migliorare la propria intelligenza emotiva verso la vita.

Fatto fuori il Covid-19 ci sarà altro, magari di meno cattivo, ma ci sarà. Che poi non è male in senso assoluto, che noia sarebbe l’esistenza perfetta? Dove le spinte al cambiamento? Al miglioramento. I terremoti, nei loro effetti crudeli, portano ad un giovamento della Terra. La vita racchiude tutto, cose buone e meno buone, credo fermamente che l’attenzione debba andare verso ciò che è avverso perché quando tutto volge verso scenari a noi congeniali, beh, siamo un po’ tutti bravi.

Per cui, un corso che mescola varie scienze quali: psicologia, medicina, allenamento fisico, alimentazione, permette di capire come ogni cosa non sia a compartimento stagno e che tutto fluisce e s’interseca influenzando l’altro e, nell’unione, crea la magia di una più alta intelligenza che aiuta ad affrontare le avversità da vincenti.

Talune cose le sapevo, altre no, altre ni nel senso che sapevo la cosa in sé ma non la ricollegavo ad eventi successivi.

Partiamo?

Stress e lavoro

Parliamo del lavoro, quando scoppiò la pandemia, o meglio, quando hanno deciso di farcelo sapere, pensai subito che, oltre alla grave e dolorosa perdita di vite umane (solo io personalmente ho dovuto piangere 3 persone: uno zio, un cugino ed una collega), sarebbe stata una grave piaga per l’economia. No, dai, non sono un “grande mago”, solo una persona pragmatica che tende naturalmente alla ricerca del risultato, del cambiamento e della ricerca di effetti collaterali per non subirli. Ci provo per lo meno.

La mia professione, l’immobiliare, ha subito un contraccolpo non di poco conto e, gli effetti veri, saranno ancora oggetto di strascico nel prossimo anno. Un problema porta negatività, restrizioni portano a chiusura, se poi aggiungiamo che siamo in Italia possiamo dire che la frittata è fatta? Oh, intendiamoci, sono fiero ed orgoglioso di essere italiano, siamo un grande popolo, ma solo quando lo desideriamo. Comunque, non è uno stress avere un’attività che ha subito un calo imprevisto? Non lo è ancor di più ricercare come riallinearsi al nuovo mondo per evitare che l’incerto futuro porti altro stress? Dunque, se l’inizio della pandemia fu un evento non prevedibile, ora la situazione è più chiara, serve agire e riposizionarsi, serve intelligenza positiva.

Da qui in avanti vi lascio un sunto dei messaggi che mi hanno maggiormente colpito cosi che, chi vorrà, potrà andare ad approfondire facendo come ho fatto io, investendo su sé stessi. Ricordate solo questo: fare formazione costa, non farlo costa molto di più.

Frasi motivazionali a parte, il corso parte da una domanda: “come affrontare lo stress con intelligenza positiva?” Aspettare o Adattarsi?

Aspettare è un buon modo quando, in principio, serve capire cosa stia accadendo ma deve essere breve perché attendere troppo genera stress e ansia tipo: aspetto aiuti esterni, aspetto vada a posto da solo, aspetto…..

Definiamo con semplicità stress ed ansia:

  • Stress è reazione psico-somatica di adattamento rispetto alla percezione di mancanza di controllo, pericolo;
  • Ansia è una reazione anticipatoria di una paura, di un pericolo futuro.

Detto ciò, aspettare non ha nulla a che vedere con qualcosa che possa dipendere da me, da te, nulla che si possa fare per indirizzare lo scenario. Per cui che accade? Che diveniamo negativi, la peggior versione di noi stessi, come del resto ho evidenziato nel percorso che recentemente ho creato parlando dell’enneagramma. Mica per scelta, è nel DNA dell’essere umano, come lo è cambiare.

Cosa accade fisicamente in noi? Quando abbiamo un problema tendiamo a rinchiuderci, lamentarci, arrabbiarci, a parlare costantemente di un problema e sapete che succede nel nostro corpo? Viene rilasciato cortisolo, un ormone che, se rimarrà troppo a lungo in esso porterà enormi svantaggi.

Esempi:

  • Abbassamento difese immunitarie;
  • Abbassamento serotonina, dunque minor capacità decisionale;
  • Indebolimento della memoria;
  • Invecchiamento precoce;
  • Aumento di comportamenti impulsivi;
  • Infiammazione corporea.

Per cui, leggendo questa lista e riguardando il recente passato, cosa vedete? Isteria di massa, ignoranza, stress, negatività in una parola.

Dunque che fare?

Pare banale, ma la parola d’ordine è agire, adattarsi, attivarsi su ciò che si può controllare, Noi stessi.

La pandemia è possibile eliminarla su richiesta? No.

Posso, urlando dal balcone ai passanti non corredati di giustificato motivo ad uscire, di tornare a casa? No.

Quello che posso fare è cambiare il mio modo di percepire la realtà, lavorando su me stesso, istruendomi, migliorando l’alimentazione, facendo allenamento fisico, lavorando con passione, aiutando il prossimo. Tutte queste azioni permetteranno al nostro organismo di rilasciare un ormone del buon umore, la serotonina, che aiuta tra le altre l’aumento della propria autostima.

Fare, generare scenari e dunque obiettivi, rivestirà un ruolo essenziale per accrescere la nostra intelligenza positiva. Parliamoci chiaramente, non fa al caso mio attendere che qualcuno faccia qualcosa per me, buttarmi addosso negatività ben che meno, allora faccio, mi metto alla prova.

Obiettivi, piace chiamarli anche target, mission, come vi aggrada di più e, per raggiungerli, serve una strategia:

  • Definire l’obiettivo;
  • Quali azioni di successo per raggiungerlo;
  • Analisi di problemi potenziali;
  • Azione.

Detta in parole differenti è fare PDCA, per chi fosse curioso di conoscerlo trovate nei blog in www.spaziourbanoimmobiliare.it un articolo dedicato oppure leggendo il mio libro “Risorse umane e agenzie immobiliari: croce o delizia?” acquistabile su Amazon.

Serve cambiare la percezione, spostarla dal “non posso farci nulla, è così” a “dove posso incidere, fammi organizzare”.

Vi racconto un evento recente che mi ha visto protagonista. Ho provato a fare il panettone a casa! Pardon, devo premettere che in cucina sono limitato, non è una mia passione e pecco di creatività. Dicevo, per farlo e ricercare una riuscita decorosa, ho studiato delle ricette, ho visto quali passaggi svolgere e in che tempistiche, ho fatto la spesa ad hoc, ho ritagliato del tempo per fare ciò. Risultato? E’ venuto buono, sinceramente, ma non bellissimo perché ho dimenticato d’incidere la parte alta prima d’infornarlo, per cui ho ricreato un fac-simile di un muso di un cane, ma sono stato fiero di me. Mi ha portato benessere, leggerezza.

Questo esempio è valido per quanto concerne il benessere psicologico, la stessa regola vale per quello fisico, lavorativo, nelle relazioni, all’or quando si agirà per un risultato. Ad ogni buon conto è condivisibile dire che essere lucidi ed in forma aiuti ad affrontare con forza le avversità e godere appieno delle cose belle che la vita ha da offrire. E’ evidente, consequenziale, che se trasformerò il mio stato psico-fisico in positivo cambierò la percezione della realtà, con essa il modo di agire, permettendomi d’adattarmi correttamente alla nuova situazione.

Ricordate, gli obiettivi devono essere SMART (Specific, Measurable, Accepted, Realistic, Timely), dunque dovranno essere:

  • Specifici (obiettivo chiaro);
  • Misurabili (capire come lo raggiungi);
  • Ecologici (vantaggi e svantaggi);
  • Realizzabili (reale, fattibile);
  • Tempificati (in un tempo, meglio se breve).

Tutto bello, già sentito, insegnato da chissà che luminari, è vero. Però, quante volte lo avete visto applicare?

Un altro spunto carino mi è arrivato dalla famigerata legge di attrazione. Se mi rivolgo ad un problema, una paura, o ciò che si vuole con negatività, ansia e attesa, farò in modo che la profezia del maleficio si avveri. Dunque il pericolo, un ostacolo, cosa genera? Immobilismo, rabbia, stress. Un cambio di tendenza porterà a gentilezza, proattività, efficienza, energia, serenità. A questo bisogna puntare. Non sono chiacchiere, lo sto applicando su me stesso, sto cercando di evitare di buttare negatività, ad esempio nelle relazioni, questo mi aiuta ad essere più sereno, più me stesso, la parte giusta, quella vera. Provateci, vi sentirete più positivi e meno fatalisti.

Vi risparmio tutta una serie di specifiche legate al mondo della psicologia/medicina che analizzano come sia composto il nostro cervello, quali aree controllano l’azione, quali i sentimenti, il dolore, e via. Ma è corretto segnalare come le reazioni avvengano nella nostra parte preistorica, quella della sopravvivenza, dal Paleo encefalo. Utilissimo per salvarci la vita, non per farla progredire. Siamo esseri che ricercano cose semplici, armonia, ricompense immediate, perché tutte queste cose ci fanno stare meglio e, non avendole a disposizione in un determinato momento, tendiamo ad incupirci.

Dove voglio arrivare con tutto questo articolo? Mi piaceva condividere un’esperienza, far coglierne l’essenza di quanto mi è rimasto, perché si vive sotto lo stesso cielo e, mai come ora, è evidente. Volevo far del bene, volevo dire che non tutto è sempre un male proveniente dalla stessa fonte, che deve essere capito, altrimenti non ci sarà un futuro. Roseo intendo. Serve condivisione, serve contraddittorio, ascolto, presenza, fiducia. Serve guardare cosa si è fatto sin qui, perché se ci sei arrivato/a, più di qualcosa di positivo lo avrai svolto, che dici? E’ corretto? Più semplicemente perché è importante.

Un’esperienza attraente: ho visto, in uno dei video a mia disposizione, come l’acqua raccolga le onde sonore. Hanno messo un bicchiere d’acqua vicino ad una cassa che emetteva musica lirica, poi un altro bicchiere differente vicino ad una cassa con musica heavy metal, successivamente è stata congelata l’acqua dei due bicchieri e, la cosa stupefacente, è stato osservare come la ramificazione della cristallizzazione fosse lineare nella prima, interrotta nella seconda. Fin qui tutto bene, è un esperimento su dell’acqua, poi però hanno ricordato che il corpo umano è prevalentemente composto d’acqua.

Per cui? Tutto influenza, nulla è scollegato, ciò che siamo e che ci circonda, come lo usiamo, se lo usiamo, porta vantaggi o svantaggi. Non solo fisici, focalizzatevi sui pensieri, comportamenti. Se mancate di rispetto ad una persona, che accade? Perderete la fiducia di questa persona. E’ il naturale effetto. A  volte la fiducia torna, altre no. Pensate ad una persona importante, la più importante. Chiudete gli occhi, fatto? Ecco, pensate di perderla per effetto di un’azione sbagliata, come vi sentite? Come affronterete la vita? Come questa persona ferita. Come dite? Basta spiegarsi? Non credo, le parole a volte non bastano. Da quel momento ogni male sarà a voi ricollegabile, sarete la panacea di tutti i mali e, sia ben chiaro, non è meschino è il risultato. Colpa vostra.

Richiudete gli occhi, fatto? Come vi sentite? Male vero? C’è del buono in questo male: pentimento e amore.

Ecco, volevo far capire come oggi, più che mai, sia indispensabile agire, avere obiettivi, saper relazionarsi, alimentarsi correttamente, condividere la propria vita con persone positive, fare esercizio fisico, fare del bene perché ogni cosa ci influenza e, conseguentemente, influenzeremo gli altri. E’ un domino.

Fare del bene, ad esempio, quando tutto gira male può essere elemento di sollievo per sé stessi e gli altri, è forse l’unico modo per riqualificarsi, per dare una chance alla vita, perché se è vero il paragrafo precedente riguardo la fiducia, lo è anche la voglia di esserci e volersi riscattare, per conoscere la verità, per esprimere la parte migliore. Fare del bene non è banalmente circoscritto nel fare la carità, essere empatici col prossimo lo è, essere sé stessi, avere rispetto. Sono le piccole attenzioni che disegnano sul volto dell’altro un sorriso contagiante. Anche in questo particolare frangente sto lavorando su me stesso, ogni giorno, perché arrivi sempre a chi amo il profumo della mia essenza e ne colori le giornate.

Lascio questa riflessione, poi chiudo, qualche giorno fa si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una donna, lo stesso giorno, ha condiviso su LinkedIn un messaggio più ampio, no alla violenza, su chiunque. E’ il suo pensiero, un’espressione positiva, ma è stata attaccata da altre donne perché secondo loro spostava il focus dalla donna e generalizzava. Perché? Perché gettare negatività su un pensiero. Vedete, per me fare del bene significa rispettare il pensiero d’altri, non condividerlo necessariamente, rispettarlo e capirlo. Io l’ho colto e la penso così: “Le donne non sono una categoria. Non sono un soggetto svantaggiato, né coloro a cui dar loro le briciole. Sono semplicemente l’altra metà del mondo”.

Consiglio spassionato, formatevi, leggete, fate dei corsi, tenete allenato il cervello, il corpo, non abbandonate la speranza che domani possa essere un giorno migliore.

L’anima di questo articolo è positiva, spero si colga, un documento molto affine con il Natale che sta arrivando. Questa festa aiuta, perché la meraviglia che porta con sé sta nei sorrisi. Adoro consegnare i doni e vedere il sorriso sul volto di chi li riceve, quello è il mio regalo, lì è racchiuso il Natale.

 

DAVIDE BOSISIO

 

INTELLIGENZA POSITIVA VS VITA
TRASCRIZIONE O REGISTRAZIONE DEL PRELIMINARE DI COMPRAVENDITA?

TRASCRIZIONE O REGISTRAZIONE DEL PRELIMINARE DI COMPRAVENDITA?

Un numero sempre maggiore di clienti ci pongono queste domande: “è meglio registrare il compromesso o trascriverlo?”, “che differenze esistono?”, “è vero che se trascrivo il preliminare proteggo il mio acquisto?”, e ancora, “quanto costa?”.

Diamo dunque tutte le risposte a vantaggio dei lettori, pronti?

Partiamo dalla conoscenza del contratto su cui poggia tutta l’analisi, il preliminare di compravendita, più comunemente conosciuto come compromesso.

Esso è l’accordo tra due o più parti che s’impegnano reciprocamente a svolgere una specifica azione, promettersi di vendere ed acquistare una immobile. E’ un impegno vero e proprio in cui vengono scambiate somme di denaro, definite caparre, per suggellare e consolidare l’intesa raggiunta.

Gli elementi essenziali del preliminare sono:

  • Il consenso delle parti (Accordo);
  • La forma scritta (Forma con indicazione della Causa, la vendita);
  • L’individuazione del bene immobile (Oggetto);
  • Numero vani;
  • Planimetrie;
  • Dati catastali;
  • A.P.E. (Attestato di Prestazione Energetica);
  • Prezzo;
  • Data del definitivo.

E’ obbligatorio registrare il preliminare entro 20 giorni dalla sua sottoscrizione. Lo scopo della registrazione è quello di conferire al documento una «data certa». Alla registrazione il richiedente, che potrà essere una delle parti che hanno sottoscritto il preliminare, di norma l’acquirente, dovrà pagare l’imposta di registro.

Il costo della registrazione è pari a:

Imposta di registro→ € 200,00 indipendentemente dal valore della compravendita (fissa);

Imposta di bollo→ € 16,00/4 facciate o 100 righe scritte.

Inoltre sarà necessario pagare una percentuale in base alla cifra versata alla firma del compromesso (caparra o caparra + acconto), che sarà pari a :

0,50% della cifra versata a titolo di caparra confirmatoria (di norma utilizzata nel 90% delle compravendite a dispetto della penitenziale);

3% della cifra versata a titolo di acconto.

Dunque registrare un preliminare è un obbligo. Primo aspetto distintivo, perché trascriverlo non lo è, è una facoltà posta a tutela dell’acquirente. Attraverso la trascrizione, che è un adempimento di «pubblicità dichiarativa» l’acquirente si tutela dalle seguenti casistiche:

  • Evizione (il venditore non potrà vendere a nessun altro il bene promesso);
  • Cedere l’usufrutto o altri diritti reali;
  • Iscrivere ipoteche sul bene oggetto di compravendita;
  • Generare uno scudo protettivo in caso di trascrizioni pregiudizievoli (pignoramenti).

La trascrizione consente all’acquirente di contrapporre il proprio atto di acquisto a eventuali terzi, che possono essere i creditori del venditore, oppure altri ai quali il venditore ha trasferito l’immobile stesso. La trascrizione, quindi, serve anche per tutelare l’immobile acquistato da ipoteche o pignoramenti che eventuali creditori del venditore potrebbero trascrivere prima del rogito e che, in tal caso, sarebbero opponibili all’acquirente.

Come vedremo tra poco, trascrivere il preliminare ha un costo superiore rispetto la sola registrazione perché, in un caso dovrò avvalermi di un Notaio, che richiederà una parcella, oltre a quanto normalmente dovuto (vedi sopra) per la registrazione semplice.

A tal proposito dovrebbe sorgere una domanda doverosa:

La trascrizione del contratto preliminare è opportuna in quali casi? Sì, perché se è vero che offre una tutela assai estesa, lo è altrettanto il costo suppletivo. Come in tutte le cose, ci vuole la scarpa giusta per ogni piede.

Casi in cui è assai consigliato trascrivere un preliminare di compravendita:

  • Versamento di acconti di rilevante entità;
  • Lungo lasso di tempo fra la stipula del preliminare ed il definitivo, diciamo dai 6 mesi in avanti;
  • Assoggettabilità del venditore al fallimento.

Per semplificare, l’acquisto di un bene di nuova edificazione, con consegna lunga, proprietà fallibile, acconti importanti, beh, è il profilo perfetto. Il nuovo nasconde insidie che l’usato non ha, o in parte del tutto marginale, ecco, le nuove costruzioni le gestirei in questa modalità. Molta gente sarebbe stata tutelata in passato se questa formula fosse stata insegnata o scelta. Ma non solo, anche nelle compravendite dell’usato, che possiedano almeno due delle caratteristiche suddette.

Se invece acquisto un bene di un privato, non soggetto fallibile, entro 6 mesi dalla sottoscrizione del compromesso, con acconti tra il 10 ed il 15%, che è la casistica più diffusa, tenderei ad evitare di far spendere più quattrini del dovuto al mio cliente compratore. In questo caso, la marginalità di problematiche spiegate nel corpo del presente sono assai limitate, quasi nulle.

Schematizzando:

PRELIMINARE TRASCRITTO

vince i pignoramenti anteriori e successivi alla trascrizione del preliminare

PRELIMINARE REGISTRATO

NON vince i pignoramenti anteriori e successivi alla trascrizione del preliminare

In caso di preliminare trascritto:

  • Ipoteche o pignoramenti successive e anteriori alla trascrizione, non producono nessuna conseguenza nei confronti del compratore;
  • In caso di procedura fallimentare con l’immobile oggetto di asta giudiziaria, la distribuzione del ricavato dell’asta stessa vedrebbe il promissario acquirente come creditore privilegiato.

Leggete bene il prossimo paragrafo, perché su questo punto molti fanno confusione.

Se trascrivo il preliminare è vero tutto quanto sopra scritto ma, attenzione, non tutela da cambi decisionali di una delle parti nell’adempiere. La libertà di espressione non può essere imbrigliata, solo punita. Mi spiego più semplicemente, se il venditore cambiasse idea, non volesse più vendere, la trascrizione non andrà a mutare la gestione di un potenziale contenzioso, come per una semplice registrazione, o attivazione della giurisprudenza in materia di caparra. La circostanza sarebbe identica in entrambi i casi. Potrà sembrare una banalità, ma molti che ci interrogano sull’argomento tendono a focalizzare l’interesse sulla trascrizione solo su questo aspetto e, capendo che non ha valore, procedono alla sola registrazione perdendo di vista la verità e l’importanza della cosa rispetto alla fattispecie che dovrà affrontare.

Per questa e mille altre ragioni è bene affidarsi ad un mediatore (professionale) per vendere ed acquistare casa perché, per come interpretiamo in Spaziourbano la professione, la vera utilità dell’agente immobiliare è colmare il gap culturale tra il cliente ed il potenziale problema.

Dimmi la verità, sì, Tu che stai leggendo, andresti mai a farti curare una carie da un macellaio? O, peggio, farlo da solo/a guardando un video su You Tube?

Sono d’accordo con Voi, i denti sono importantissimi, di più. E la casa?

Concludiamo con i costi promessi per la trascrizione del contratto preliminare:

  • € 200,00 di imposta ipotecaria;
  • € 35,00 di tasse di trascrizione;
  • Tra € 600 e 1000,00 circa come onorario del notaio proporzionato al valore del preliminare e, aggiungerei, in base all’area geografica.

Ovviamente a questi costi vanno aggiunti i costi di registrazione, comunque obbligatori.

Noi Spaziourbano, oltre ad essere disponibili per ogni tipo di consulenza, auspichiamo che l’articolo sia utile, di facile lettura, e doni un upgrade culturale in specifico ambito del mondo Real Estate.

Vi lascio un video che Spaziourbano “ha fatto in casa per Voi”, provare per credere:

DAVIDE BOSISIO

SUCCESSIONE E DINTORNI

La successione è un argomento che in molti preferiscono rimandare, invece è bene pensarci per tempo perché sono previsti diritti ma anche obblighi sia che si lasci l’eredità sia che la si riceva, dunque, nostro malgrado dobbiamo pensare alla successione. Perché, sia nel caso in cui si voglia lasciare i beni in eredità dopo la morte, sia che li si riceva per la dipartita di una persona cara, dobbiamo compiere determinati passi, con tempistiche precise.

 

Cosa è la successione

La successione è quella procedura giuridica che prevede il trasferimento del patrimonio ereditario dalla persona defunta agli eredi. Per patrimonio ereditario, la giurisprudenza, intende l’insieme dei rapporti patrimoniali attivi ma anche passivi trasmissibili al momento della morte. Quindi, in parole più semplici, l’eredità comprende non solo i beni e i crediti ma anche i debiti della persona defunta.

Esistono due tipi di successione:

  • testamentaria, quando è regolata da un testamento;
  • legittima, quando, in mancanza di un testamento, è disciplinata esclusivamente dalla legge che prevede la destinazione dell’eredità a seconda del grado di parentela.

Da qui si deduce che se si vuole lasciare alcuni beni a determinate persone è bene pensarci con anticipo e redigere un testamento. In ogni caso, l’ordinamento italiano stabilisce che una quota di eredità, la legittima, spetta di diritto ai parenti più stretti, come il coniuge e i figli. Questo aspetto rappresenta quindi un limite alla cosiddetta autonomia testamentaria.

Accettare l’eredità

Visto che l’eredità comprende sia i beni e i crediti che i debiti del defunto, primo passo da compiere per riceverla e diventare eredi è accettarla. L’accettazione, che non può riguardare solo una parte dell’eredità, può essere espressa sostanzialmente in due modi:

  • formale, con un ricevuto dal notaio o dal cancelliere del tribunale del comune dove il defunto aveva l’ultimo domicilio;
  • tacito, cioè desumibile da un comportamento specifico che manifesti la volontà di accettare l’eredità.

Se l’erede accetta, diventa proprietario dei beni, come ad esempio una casa, ma subentra al defunto anche nei debiti (se ci fossero).

La dichiarazione di successione

Una volta accettata l’eredità, si dovrà aprire una successione, ossia presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate per determinare le imposte da pagare sui beni e i crediti ricevuti. Si tratta di un passo di fondamentale importanza, in quanto costituisce condizione imprescindibile per poter disporre dell’eredità.

Anche qui ci sono modalità e tempistiche precise. Innanzitutto, la dichiarazione di successione deve essere presentata dagli eredi entro 12 mesi dal decesso. Come? Ci sono diverse possibilità:

  • tramite un intermediario abilitato, come le banche;
  • presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate online.

Se il defunto non possedeva case, aveva un patrimonio sotto i 100mila euro, e, ad ereditare sono solo coniuge e figli, non occorre presentare la dichiarazione di successione. Al di là di questi casi, invece, la dichiarazione è sempre obbligatoria, e quando ci sono immobili, insieme alla dichiarazione di successione è necessario presentare anche le volture catastali.

L’accettazione dell’eredità non richiede necessariamente una dichiarazione espressa e formale, ma può essere implicita in un comportamento diretto a gestire il patrimonio del parente defunto, comportamento quindi incompatibile con la volontà di rinunciare all’eredità. È questo il caso dell’accettazione tacita dell’eredità, accettazione che, evidentemente, ha le medesime conseguenze di un’accettazione espressa: ossia il diritto dell’erede di succedere nel patrimonio del de cuius (il familiare deceduto) secondo la propria quota e di rispondere anche (nella medesima percentuale) dei relativi debiti. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’accettazione tacita dell’eredità?

L’accettazione tacita si verifica quando il chiamato all’eredità compie un atto (comportamento concludente) che presuppone la sua volontà di accettare, e che non avrebbe diritto a fare se non nella qualità di erede. Chiaramente, l’atto che implica l’accettazione tacita dell’eredità deve essere compiuto dall’erede e non da terzi soggetti, dai quali il primo ovviamente non risponde.

Ad integrare l’accettazione tacita dell’eredità da parte del chiamato sono pertanto rilevanti gli atti che per la loro natura e finalità siano incompatibili con la volontà di rinunciare e non siano altrimenti giustificabili. Ad esempio, per come meglio si vedrà a breve, fare ricorso contro un avviso di accertamento indirizzato al defunto è considerato «accettazione tacita dell’eredità»; continuare a vivere nell’immobile del defunto o utilizzare la sua auto, senza aver fatto un inventario dei beni dell’eredità è considerato «accettazione tacita», e così via.

La differenza tra accettazione espressa ed accettazione tacita dell’eredità

Per esplicita disposizione del codice civile, l’accettazione pura e semplice può essere espressa o tacita, che comprende il caso in cui il possesso dei beni ereditari si protrae per oltre tre mesi.

L’accettazione è espressa quando la volontà di accettare l’eredità da parte del “chiamato” risulta palese e inequivoca. Ad esempio, il “chiamato” assume la qualità di erede in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata.

L’accettazione è invece tacita quando il “chiamato” all’eredità pone in essere un atto che ha il diritto di compiere in qualità di erede. Ad esempio, il “chiamato” vende o dona un bene immobile facente parte dell’asse ereditario. Secondo l’insegnamento della Cassazione, l’accettazione tacita può essere desunta dal comportamento complessivo che realizza non solo atti di natura fiscale, come la dichiarazione di successione, ma anche atti che siano nel contempo fiscali e civilistici, come la voltura catastale che rileva anche ai fini dell’accertamento della proprietà immobiliare.

 RINUNCIA ALL’EREDITA’

Al momento dell’apertura di una successione, tutti coloro che, per legge o per testamento, sono “chiamati” all’eredità, hanno la possibilità di accettare o rinunciare. Solo in seguito all’accettazione si acquisisce la qualifica di erede. Mentre l’accettazione può essere sia espressa che tacita, la rinuncia è sempre un atto formale espresso, ricevuto da Notaio o dal Cancelliere del Tribunale.

Va tenuto conto che tra i vari soggetti che possono essere chiamati all’eredità come eredi, ve ne sono una speciale “categoria”, i cosiddetti “legittimari”, ai quali, per legge, spetta una quota minima del patrimonio ereditario. Sono legittimari, rispetto al de cuius, il coniuge o la persona a lui unita civilmente, i figli e, in mancanza di questi ultimi, i genitori. Qualora all’apertura della successione i legittimari non abbiano ricevuto quanto gli viene riconosciuto per legge, hanno a disposizione una specifica azione (azione di riduzione), che consente loro di integrare la loro quota di “legittima”.

L’ACQUIESCENZA

Al momento dell’apertura della successione, i legittimari chiamati all’eredità, hanno la possibilità, con apposita dichiarazione rilasciata avanti al notaio, di “rinunciare” a qualsiasi azione e pretesa verso coeredi o terzi, in relazione ad eventuali lesioni della loro quota di legittima intervenute con l’atto testamentario o con donazioni fatte in vita dal de cuius. Si tratta, appunto, di un atto di “acquiescenza alla successione”.

In tal caso, quindi, con atto di acquiescenza, l’erede legittimario, eventualmente leso nei propri diritti intangibili, rinuncia all’esercizio di qualsiasi azione.

La differenza tra rinuncia all’eredità ed acquiescenza, quindi, appare di tutta evidenza.

Con la rinuncia all’eredità un soggetto esprime la volontà di non voler acquisire la qualifica di erede, mentre con l’atto di acquiescenza un soggetto decide di rinunciare, pur nella sua qualità di erede legittimario, all’esercizio delle specifiche azioni che la legge gli riconosce a tutela dei sui diritti ereditari.

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI:

Articolo a mio avviso utile ed importante perché nell’ambito immobiliare, spesso, capita di dover mediare l’alienazione di un bene pervenuto ai nuovi proprietari in successione. Oltre a conoscere le parti note ai più, pochi, pochissimi sanno che al momento di una vendita in sede d’atto bisognerà pagare la “Tacita”. Molti mi chiedono, cos’è? Io ho già fatto la successione e pagato le tasse, a cosa serve? E’ un “pizzo” obbligato e legale. E via via…. (insulti che risparmio).

Perché?

Perché non si conoscono le cose e le loro procedure, c’è scarsa informazione su ciò che conta. Al momento del rogito la proprietà dovrà versare, tramite il Notaio rogante, tra i 500 ed 600 euro per questa “Tacita” e, probabilmente, è bene farlo sapere prima. Spiegare le cose è essenziale, mi rivolgo a colleghi e professionisti trasversali, perché sia che mi faccia supportare da un Caf che da un Notaio per la dichiarazione di successione poco importa, queste figure hanno, a mio avviso, l’obbligo di rendere completa l’informazione spiegando eventuali effetti su azioni futuribili, così come la mia categoria deve fare in fase di acquisizione del bene, non appena viene a conoscenza del titolo che ha portato alla proprietà.

Per un erede è già stata una tempesta essere tale, noi professionisti dobbiamo gestire le susseguenti vicende burocratiche con la diligenza del buon padre di famiglia, altrimenti perché definirsi professionisti?

DAVIDE BOSISIO

SUCCESSIONE E DINTORNI
CREAZIONE POSTI AUTO SCOPERTI, LA PARTE TECNICA?

CREAZIONE POSTI AUTO SCOPERTI, LA PARTE TECNICA?

Recentemente mi è capitato di dover affrontare in una compravendita una fattispecie particolare. Una cosa nuova, un qualcosa di nicchia nell’immobiliare che ho deciso di condividere.

Parliamo della creazione successiva di posti auto in aree private. Se per la loro realizzazione basta cementare la porzione identificata, non risulta così banale la parte tecnica. Nello specifico caso che sto affrontando, udite udite, neanche il geometra incaricato sapeva di quanto vi sto per scrivere. Veniamo al dunque.

Lo scenario è questo: “se ho una casa con area cortilizia pertinenziale e decido di fare un posto auto scoperto,  faccio una scheda in catasto e buonanotte?”. Non è così. La normativa impone di prestare attenzione al fatto che una casa che possiede area verde non possa ospitare nuove edificazioni che ne mutino la massima cubatura costruttiva della stessa. Essendo il posto auto però di fatto “aria”, non una costruzione, può trovare accoglienza nei limiti del rispetto del verde.

La cosa importante è sapere che per fare questo serve presentare una pratica edilizia.

(Per le abbreviazioni tecniche trovate alla fine del presente una breve legenda di supporto alla comprensione).

Ecco le cose importanti da capire, cosa fare e come farlo

Occorre distinguere diverse casistiche, in funzione del titolo edilizio, o dell’intervento edilizio, a cui fare riferimento:

  1. parcheggi privati pertinenziali, specificatamente realizzati ai sensi della L. 122/89 c.d. legge Tognoli;
  2. parcheggi privati su aree inedificate;
  3. parcheggi privati su aree già edificate;

per le sole categorie 2 e 3 di cui sopra, vengono individuate delle sotto-categorie. la prima sotto-categoria ha qualche differenza tra le varie applicazioni, mentre le altre due sono uguali:

  1. interrati o parzialmente interrati, ma sempre con copertura a verde pensile, salvo casi specifici;
  2. a raso sulla superficie ma coperti con strutture comunque tamponate tipo tettoie o loggiati (quindi esclusi i box auto a raso);
  3. a raso scoperti, con sola sistemazione delle pavimentazioni esterne, seguendo le norme sulla permeabilità dei suoli.

Gli interventi di cui al punto 2 del primo elenco (parcheggi su aree libere inedificate) sono sempre soggette a permesso di costruire, e neanche autorizzabili in SCIA ad esso alternativa, in quanto in ogni caso si ritiene intervento di nuova edificazione. Sono invece realizzabili in autorizzazione o in SCIA alternativa gli interventi 3.1 e 3.2 (in SCIA ci si può andare solo se le superfici da realizzare non superano il 15% della SUL degli immobili cui sono asservite, come impongono le NTA del PRG nell’individuare così gli interventi di AMP e, dunque, va da se che quando ci si trova in città storica si può andare solo in autorizzazione). In SCIA ordinaria invece ricade il caso 3.3. sono da considerarsi attività in edilizia libera le “pavimentazioni di aree esterne anche di sosta”.

Ecco dunque in sintesi la procedura autorizzativa che va seguita per ciascuna casistica:

  • SCIA ordinaria: realizzazione di parcheggi privati a raso su aree già edificate (aree di pertinenza di edifici già realizzati); interventi in attuazione della c.d. legge Tognoli;
  • SCIA in alternativa all’autorizzazione o autorizzazione: realizzazione posti auto interrati o fuori terra ma coperti con strutture tamponate, se la superficie dell’intervento non supera il 15% della SUL del fabbricato cui sono asserviti (devono essere asserviti altrimenti sono nuova costruzione a prescindere);
  • Autorizzazione: qualunque tipo di intervento di realizzazione di nuovi posti auto, sia interrati sia a raso, se su aree libere inedificate

Se sei un privato senza esperienza immobiliare potrà sembrarti turco misto arabo, potrebbe esserti  utile sottoporre questo documento ad un tecnico di fiducia che di certo riuscirà a tradurlo.

Se sei un collega poni attenzione a questi aspetti, quando vengono creati posti auto non esistenti ed accatastati, sappiate che il Notaio vi attenderà al varco e molti tecnici tenderanno a dirvi che sarà sufficiente un semplice accatastamento.

In Spaziourbano, oltre a cercare di sbagliare il meno possibile, siamo per la condivisione della cultura ed esperienze. Solo in questo modo pensiamo si possa generare un reale vantaggio competitivo.

Legenda:

S.C.I.A. Segnalazione Certificata di Inizio Attività

N.T.A. Norme Tecniche di Attuazione

P.G.T. Piano di Governo del Territorio

AMP Ampliamento edifici

DAVIDE BOSISIO

L’ENNEAGRAMMA, APPROFONDIMENTI E CONCLUSIONI

Eccoci arrivati alla fine di questo percorso che, con quest’ultimo documento, auspico se ne comprenda l’importanza, soprattutto la complessità dei rapporti interpersonali, di come sia fondamentale un approccio sempre volto alla comprensione e al rispetto del prossimo perché non possiamo sapere cosa quella persona abbia vissuto, come stia.

L’enneagramma ci insegna a vivere la nostra unicità con coraggio, fiducia e consapevolezza di ciò che siamo con i nostri talenti da sviluppare e i nostri automatismi da controllare.

Questo meraviglioso strumento di introspezione ci aiuta a comprendere che nella vita la staticità porta ad incagliarsi nei propri vizi e non ci consente di evolvere portando alla luce il meglio di noi. La vita è movimento, è cambiamento continuo e così noi, se vogliamo vivere davvero una vita piena, appagante e consapevole, dobbiamo muoverci all’interno della nostra configurazione, andando ad arricchire la nostra Base con i talenti e alcune caratteristiche delle Basi con cui siamo connessi. Mentre la Base non cambia mai, la configurazione è in continua evoluzione a seconda delle esperienze di vita, delle crisi, delle motivazioni e dei successi della persona.

A tal proposito, dopo aver studiato ogni enneatipo, analizziamo perché uno specifico profilo abbia riflessi differenti da persona a persona.

Partiamo dai 10 fondamenti dell’essere umano:

  • 1°: Il problem solving dipende dal problem setting (comprensione che il disagio sia un problema) il quale, a sua volta, è condizionato dalla cultura di una persona, caratterizzata da metafore, categorie cognitive e analogie;
  • 2°: Non è facile, se non impossibile, separare i dati oggettivi dalle nostre interpretazioni soggettive. C’è una stretta correlazione fra ciò che interpretiamo e la nostra personalità;
  • 3°: La metafora è un metodo di percepire, classificare e valutare la realtà oggettiva;
  • 4°: La prima funzione della cultura è quella di “mediazione”, serve a mediare l’interazione dell’individuo con il suo ambiente organizzativo e sociale;
  • 5°: La seconda funzione della cultura è quella del “sense making” ovvero aiuta la persona a dare un senso alla sua esistenza nelle differenti sfaccettature;
  • 6°: La terza funzione della cultura è quella di costruire principi e valori dell’individuo;
  • 7°: Quando incontriamo una cultura diversa dalla nostra ci troviamo ad un bivio. Possiamo negarla, passando dallo smarrimento al disprezzo oppure riconoscerla passando dallo stupore al rispetto;
  • 8°: L’intolleranza radicale comporta la negazione o il discredito della cultura dell’altro; il disprezzo dell’altro e, se possibile, il suo annientamento;
  • 9°: La persona consapevole, democratica e aperta sa che il suo non è l’unico punto di vista e si apre ad altrui vedute;
  • 10°: Le esperienze dalla nascita, inconscio-subconscio-conscio.

Questo schemino per creare un percorso che cerchi di trasmettere la serietà dell’argomento, la sua profondità. Il paradosso è che non potremo mai conoscere bene gli altri finché non conosciamo bene noi stessi e, al tempo stesso, non potremo conoscere bene noi stessi finché non conosciamo gli altri. Per risolvere questo apparente circolo vizioso basti sapere che conoscere noi stessi e gli altri, sono le due facce della stessa moneta, la comprensione della natura umana. I Sufi (popolazione che viveva nei deserti con una lunga tunica e un secchiello per l’acqua, nella loro lingua significa “i puri”) erano dell’opinione che gli uomini vengano distrutti dalle loro qualità, perché si identificano eccessivamente con ciò che sanno fare bene. In pratica le qualità si possono trasformare in limiti e, quando si sopravvalutano, si gioca una partita sul terreno più congeniale e di conseguenza si tende a rafforzare l’immagine di sé, che sia la migliore, ponendosi con atteggiamenti di superiorità. Questa è un’illusione.

Studiosi ben più bravi e preparati di me, ritengono che l’associazione a questo o quel enneatipo nasce dalle esperienze vissute in tenera età. Ferite. C’è chi ritiene da neonati, chi entro i primi 5 anni e via, ma è poco importante. Lo è assai di più capire che noi siamo quello che la vita ci ha dato, soprattutto quelle che sono state le relazioni con le figure dominanti, l’educazione ricevuta. Tutto questo plasma il nostro IO e trasmette ad esso un insegnamento: come tutelarsi. In questa fase intendo traferire che nascono, rimangono, delle ferite caratteriali che innescano una reazione a tutela. Da qui scattano le paure e visioni di sé di ogni enneatipo.

Per cui un tipo 1 eviterà la collera, il 2 aver bisogno d’altri, il 3 di fallire, il 4 d’essere ordinario, il 5 di trovarsi inadeguato, il 6 di trasgredire, il 7 di soffrire, l’8 di mostrarsi debole ed il 9 di trovarsi in conflitto.

Nascono dunque le tre aree fondamentali, meglio definite centri, che raggruppano gli enneatipi:

  • Istintivi (8,9,1);
  • Emotivi (2,3,4);
  • Razionali (5,6,7).

I tre centri hanno funzioni ben distinte e complementari, ideale utilizzarli tutti, impiegando ognuno nelle circostanze congeniali, tuttavia tendiamo a preferirne uno.

Il centro istintivo cerca di base di preservare “l’essere”, di garantire sicurezza e sopravvivenza, fisica e psicologica.  E’ il luogo dell’energia e dell’azione, dove viene accettato il cambiamento o viene opposta resistenza. E’ anche centro di creatività nell’agire e nella sensualità, della spontaneità.

Il centro emotivo è il luogo dell’affettività, dei desideri e delle relazioni. Al centro emotivo interessa soprattutto il presente.

Il centro mentale cerca invece di dare un senso a sé stesso e al mondo. Per raggiungere l’obiettivo fa ricorso sia all’analisi logica, ragionamento, sia all’immaginazione e studio di differenti possibilità e prospettive. Proiettato al futuro.

Detto ciò, metto in risalto una domanda che feci quando partecipai alle lezioni sull’enneagramma:

“perché persone associate allo stesso profilo sono diverse?”

La risposta ce la siamo data nei paragrafi precedenti, dove siamo nati, con chi siamo cresciuti, quale educazione, cultura, tutto determina un IO unico ed inimitabile. Ma con paure comuni e modi di rigettarle in ragion della propria intelligenza, faccio riferimento all’asticella. Se riesco a farvi immaginare un contenitore rettangolare posto in verticale, da 0 a 10 la dimensione, dove 5 è la media. Bene, diciamo che la gran parte delle persone è posizionata sul valore 5, chi si distingue ed eccelle, cresce, và verso il 10, al contrario chi regredisce.

Ma per rispondere alla mia vecchia domanda non è sufficiente questa risposta, è utile sapere che ogni enneatipo ha interferenza dall’enneatipo vicino. Si chiamano ali.

C’è chi sostiene che siano ambedue influenti, a me dissero che certamente un influsso ci sia ma che una è ala di pollo e l’altra d’aquila. Per cui un tipo 6 con influenza maggiore in 5 sarà diverso da chi con influenza in 7 ma, importantissimo, le ali non cambiano il nostro enneatipo ma gli aggiungono qualità addizionali. Perché delle ali dunque? E’ dovuto al fatto che stare totalmente all’interno del nostro enneatipo di base genera una pressione intollerabile, pertanto “uscire” un poco dalla nostra personalità rappresenta un mezzo per allentare la tensione del nostro Tipo.

Ecco, capite perché il genere umano è complessissimo e vive tutta questa complessità con naturalezza? Perché parte di esso.

Vediamole queste ali e influenze su ogni enneatipo:

Tipo uno

Uno con ala Due: E’ più affettuoso del tipo puro, disponibile, attento alle esigenze del prossimo, mettendo a disposizione degli altri le proprie risorse.

Uno con ala Nove: Rispetto al tipo puro è più freddo, obiettivo, ha un atteggiamento distaccato e una ridotta emotività.

Tipo due

Due con ala Uno: E’ più idealista, obiettivo, ha una personalità caratterizzata di profondi principi morali. Questa personalità va incontro alle esigenze degli altri in modo meno manipolatorio del tipo puro.

Due con ala Tre: E’ più ambizioso, estroverso e valorizza concretamente la sua propensione e capacità di andare incontro al prossimo. E’ dotato di fascino e abilità comunicativa.

Tipo tre

Tre con ala Due: Rispetto al tipo puro è più affettuoso, disponibile, affascinante. Ha spiccate qualità sociali, incoraggia e trasmette fiducia.

Tre con ala Quattro: Rispetto al tipo puro si rende più capace di usare la sua creatività ed immaginazione. L’attitudine all’introspezione del quattro viene moderata dalla pragmaticità del tre.

Tipo quattro

Quattro con ala Tre: Rispetto al tipo puro è più ambizioso e sicuro di sé. La tendenza alla depressione del tipo quattro è mitigata, si nota una certa concretezza nel realizzare le proprie aspirazioni artistiche e creative.

Quattro con ala Cinque: in questa personalità l’introversione e l’originalità si rafforzano. La gestione dei sentimenti può essere conflittuale, poiché sono vissuti in modo intenso dal quattro e tenuti a distanza dal cinque.

Tipo cinque

Cinque con ala Quattro: in questa personalità si uniscono rigore intellettuale, creatività , sensibilità. Può essere una persona colta ed interessante.

Cinque con ala Sei: Se il cinque è indipendente, il tipo sei può mitigarlo con la sua fedeltà e lealtà. Questo cinque “fedele” corre il rischio di assumersi la responsabilità degli altri.

Tipo sei

Sei con ala Cinque: Questa personalità è caratterizzata dalla tendenza ad osservare gli altri (tipo sei) e dalla curiosità intellettuale (tipo cinque).

Sei con ala Sette: Più concreto rispetto al precedente e più estroverso, si lascia coinvolgere in diverse attività piacevoli. Può essere impulsivo.

Tipo sette

Sette con ala Sei: Ha maggior senso della realtà rispetto al tipo puro (per effetto del tipo sei). Comunica gradevolezza ed ottimismo.

Sette con ala Otto: Trasmette energia, grinta e vitalità. Tende a sapere quello che vuole.

Tipo otto

Otto con ala Sette: E’ una personalità avventurosa e forte. Assume l’iniziative spesso importanti e gestisce parecchi impegni contemporaneamente. Può essere egocentrico.

Otto con ala Nove: E’ più comprensivo e pacato: l’aggressività del tipo base è placata. Il risultato è maggior equilibrio nella personalità.

Tipo nove

Nove con ala Otto: Denota una certa propensione a stemperare i conflitti, facendo intuire una personalità interiormente determinata.

Nove con ala Uno: E’ caratterizzato da rigore morale, pacatezza e buon senso. E’ fortemente controllato dal punto di vista emotivo.

Finito? E no, un altro aspetto essenziale da introitare sono gli sviluppi di ogni enneatipo quando in fase di stress e quando a riposo, cioè, quando un enneatipo è in fase di stress significa che tende ad essere la parte oscura di altro profilo e parte positiva quando a riposo, quando in pace con se stesso.

Per cui, ogni enneatipo possiede un punto di tranquillità interiore, definita con la parola: riposo, e un punto di irrequietezza, disequilibrio, definito con la parola: stress. Le persone possono individuare i propri momenti di serenità e le proprie deviazioni avvalendosi di queste due variabili al proprio enneatipo.

Durante un periodo di stress il soggetto si sposta in direzione della freccia acquisendo le negatività dell’Enneatipo che incontra. Il punto di riposo (o consolazione) mette in evidenza la qualità  dell’Enneatipo, il punto caratteriale verso cui gli esseri umani dovrebbero tendere durante la propria crescita.

Tipo Uno

Stress in quattro.

Se la crescita personale è minacciata, cambia la propria strategia dirigendosi verso il tipo quattro prendendone i lati negativi: diventa malinconico e tende alla depressione; pensa che non ci sia nessuno capace di capirlo veramente. Si chiude in un atteggiamento depressivo, perdendo la capacità di individuare soluzioni. Questa è una fase estremamente intensa per il perfezionista, in quanto prende contatto con le proprie emozioni ma negativamente.

Riposo in sette.

Quando il tipo uno va in fase di riposo riesce finalmente ad abbandonare la propria compulsione a fare tutto secondo le regole, godendosi la libertà di sperimentare la vita. La loro tendenza ad essere i “primi della classe” li porta a capire che sono ancora “in viaggio”.

Tipo Due

Stress in otto.

Se si sentono usati e rifiutati per troppo tempo, si dirigono verso l’otto, assumendo un atteggiamento duro. La propria rabbia si esprime tramite atteggiamenti aggressivi. Un tipo due può subire per molto tempo ma, quando il limite è stato raggiunto diventano estremamente pericolosi in quanto sanno dove colpire per fare male.

Riposo in quattro.

In questa fase il tipo due abbandona la propria compulsione a tendere una rete di relazioni e comincia ad essere più riflessivo; acquisendo le doti del quattro diventa più analitico.

Tipo Tre

Stress in nove.

Il successo non viene raggiunto, nonostante tutto ciò che si è costruito. A questo punto il tipo tre si dirige verso il tipo nove acquisendone i lati negativi. Tende a divenire pigro perdendo la sua proverbiale azione in quanto ha paura di ottenere ulteriori fallimenti. In questa modalità non raggiunge nessun obiettivo. A questo punto tutto l’odio, che generalmente prova verso i suoi rivali, lo rivolge verso se stesso.

Riposo in sei.

In questa fase il tipo tre migliora i rapporti con gli altri rinunciando alla compulsione ad apparire. Inoltre, entra maggiormente in contatto con la propria sfera emotiva. Il tipo tre ha la tendenza a scaricare l’altro (partner, socio in affari o amico) quando rischia il fallimento. I lati positivi del sei lo fanno diventare fedele e impegnato.

Tipo Quattro

Stress in due.

La reale o potenziale perdita di una persona amata può indirizzare il quattro verso il due. Questo lo porta a creare dipendenze nei suoi confronti comportandosi come un altruista. Adotta strategie per rendersi necessario, ma quando si instaura un rapporto di dipendenza, tende ad allontanare la “vittima”.

Riposo in uno.

Tende a divenire più disciplinato e centrato nel presente sviluppando un pizzico di concretezza che normalmente gli manca. In fase di riposo tende a mettere in pratica le proprie idee. Segue meno l’istinto e analizza le proprie fantasie sotto una luce critica. Questo processo di autocritica viene fatto in maniera costruttiva e permette di migliorare la stima di sé.

Tipo Cinque

Stress in sette.

Quando l’eremita esaurisce tutte le proprie risorse attinge a quelle negative del sette. Stacca completamente il contatto con la realtà perdendosi nella pianificazione di numerose attività. Diviene attivo ma in maniera non costruttiva, stordendosi in divertimenti, attività e piaceri eccessivi.

Riposo in otto.

In questa fase l’eremita assorbe le risorse positive dell’otto ovvero l’espressione della potenza, abbandona la teoria e passa all’azione. Avviene un’inversione, dal ricevere passa al dare. Prende contatto con la realtà che dal puro atteggiamento mentale passa al concreto.

Tipo Sei

Stress in tre.

Se un sei pensa di essere manipolato o riceve una grossa delusione, si dirige verso il tre: le paure lo fanno divenire servile e falso. Se avverte che il pericolo aumenta può tradire tutto e tutti celando la propria dote migliore che è la lealtà. Colma il proprio complesso di inferiorità sentendosi superiore divenendo un piccolo tiranno arrogante.

Riposo in nove.

In questa fase riesce a rapportarsi meglio con gli altri e vede le situazioni da angolazioni differenti rispetto alla sola negativa. Riesce a vivere la vita più serenamente e a fidarsi degli altri.

Tipo Sette

Stress in uno.

Se tutte le proprie risorse, per evitare il blocco, si esauriscono e non sono più efficaci, si dirige verso la compulsione dell’uno divenendo intollerante, permaloso e critico nei confronti di chi la pensa diversamente.

Riposo in cinque.

In questo cambio di strategia riesce ad andare nel proprio intimo, affrontando i propri incubi, riuscendo a capire che fuori vi sono false consolazioni mentre dentro sé vi è serenità. Questo gli consente di divenire più obiettivo e introspettivo prendendo consapevolezza e accettazione sull’aspetto duale della vita: felicità e tristezza, bontà e cattiveria, eventi fausti ed infausti.

Tipo Otto

Stress in cinque.

Se la paura di perdere il controllo si intensifica si dirige verso i lati negativi del cinque, cominciando a pensare a tutte le persone che ha colpito e ad eventuali ritorsioni da parte di queste. Perde la sua proverbiale forza e vede nemici ovunque.

Riposo in due.

Il lato positivo del due, riesce a placare la propria sete di potere portando allo scoperto il proprio lato tenero. In questa fase cerca di aiutare il prossimo. Riesce a capire che è importante sia essere padroni che servitori.

Tipo Nove

Stress in sei.

Se esaurisce le proprie risorse si dirige verso i lati negativi del sei aumentando la propria proverbiale pigrizia e affidandosi ad una persona autoritaria che gli dica esattamente cosa fare. Il tipo nove non ha meccanismi di difesa e ne compensa la mancanza aumentando la propria indolenza.

Riposo in tre.

In questa fase diviene più energico, costruttivo e produttivo, riuscendo a mettere meglio a fuoco situazioni ed obiettivi. Infatti riesce ad eseguire un gran numero di cose in breve tempo. Acquista fiducia in se stesso prendendo in mano la propria vita evitando di affidarsi agli altri. Attività e voglia di aiutare il prossimo si uniscono risvegliando in lui capacità innate ed energie sopite.

Non so se sono riuscito a mostrare bene le sfumature, ma l’intento è far capire come sia difficile fare analisi su sé stessi visto questi intrecci: chi siamo, le ali, dove tendiamo e in quali fasi.

Provateci, io personalmente ho fatto in passato errori perché non ho alzato l’asticella, ho ferito e fatto del male ad una persona che per me è stata, è e sarà sempre importante, perché? Perché nell’ambiguità sono andato in stress e, da buon enneatipo 6, sono sprofondato nei meandri negativi del profilo 3. Ne sono pentito ma, la cosa divina che tutti abbiamo, è la capacità di dirselo, di migliorare, di vedere il male e lasciarlo là, non cancellarlo, lasciarlo là, osservarlo per evitare si riproponga. E vedete, non serve capire le cause che portarono all’errore, questo è un tranello, la realtà è che non compresi l’emotività altrui cercando di preservare la mia. Questa consapevolezza non è farina del mio sacco ovviamente, da sola per lo meno, sono stato ispirato da un’intelligenza emotiva più alta, la N.1.

Chiudiamo questo lavoro con qualcosa di più frivolo, attraente.

Fermo restando che devo fidarmi di studi d’altri, voglio aiutarvi oltremodo a leggere i vari tipi con l’associazione a figure famose.

Tipo 1

Tipo 2

Tipo 3

Tipo 4

Tipo 5

Tipo 6

Tipo 7

Tipo 8

Tipo 9

 

Spero che chiunque abbia letto tutti blog, dal N 1 fino a questo conclusivo, abbia attinto qualcosa, qualcosa di utile, qualcosa su cui lavorare perché non esiste cosa più bella di capire chi si è e quale sia il nostro posto nel mondo oltre che essere compresi, a chi non piace, soprattutto l’ultima?

Se si ragionasse così su scala mondiale, la nostra società sarebbe migliore.

Vi lascio con un video, a mio avviso molto bello, un video con cui giocare prima di vederne il finale. Tu, cosa faresti al posto di quel ragazzo che è giunto in ritardo alla lezione?

Rosso o verde?

 

Buona riflessione e rispetto a tutti !

 

DAVIDE BOSISIO

L’ENNEAGRAMMA, APPROFONDIMENTI E CONCLUSIONI

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