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GENTE DI MARE…

GENTE DI MARE…

“CHE SE NE VA, DOVE GLI PARE, MA DOVE NON SA….”

Inizio questo articolo con una breve citazione di una famosa canzone di Tozzi e Raf.                                    No, no signori, non è un blog di stampo razzista, non d’accusa, ma di analisi ed etica.

Siamo al cospetto di un virus che farà più falliti che morti, si sta cercando di contenere e debellare una piaga dell’economia, non della salute. Una grande occasione per mostrare intelligenza, coesione, rispetto: etica!

Leggere e osservare di esodi per via della chiusura della Lombardia mi lascia sbigottito e perplesso.

In che mondo vivo? Un mondo in cui gli interessi del singolo valgono più della comunità. Un mondo che non comprende come un “breve” periodo di cambiamento e rispetto ci riporti tutti alla normalità, perché? Perché pensare al proprio orticello, quando ormai non esiste più da tempo, in un’epoca in cui ad ogni azione corrisponde una reazione ad ampio respiro?

Come essere così irresponsabili?

Aggiungo un pizzico di amore per la mia terra: perché scappare da colei che vi ha ospitato e donato dignità dimostrando, quello che penso da sempre, che veniva usata perché la propria non vi riesce? La Lombardia, Milano nello specifico perché è la mia città, è unica e speciale ed è in momenti come questi che va amata e rispettata. Io sono milanese, nelle viscere, e non scappo!

Perdonate il piccolo sfogo, mi veniva dal cuore, atto dovuto.

Detto ciò, devo essere sincero, ho pensato anche di immedesimarmi in persone di altre terre e culture, lontani da casa, magari in ferie forzate. Volersi riavvicinare ai propri cari è l’istinto primordiale, comprendo. Ma volete veramente bene a loro? No perché potreste divulgare un virus e fare del male, da incoscienti.

Lo so, il mio articolo sarà letto da pochi, a prescindere non muterà l’andare degli eventi, ma è importante che ognuno faccia la sua parte perché, se io posso, tutti possiamo.

Non sono un medico, neanche lontanamente informato su questioni attinenti, ma come un po’ tutti ho preso informazioni su questo virus. E’ un’influenza che, a secondo di chi la subisce, può avere effetti diversi.                                                                                                                                                                              Su chi vince il virus? Sui deboli, su persone con gravi patologie, su coloro che hanno un basso livello di difese immunitarie. Mi soffermo su quest’ultimo, è l’unico che possiamo provare a gestire.

Mi spiego meglio, ho appreso che le preoccupazioni, tensioni, negatività portano ad abbassare le difese immunitarie. Sciocchezze? Non credo, non lo dico io, informatevi. Allora non sarebbe meglio seguire le regole di comune utilità e vivere con positività e organizzarsi diversamente e cambiare le proprie abitudini? Scoprire cose nuove?

Sapete chi fa tutto ciò senza pensarci, senza avere cultura particolare ed esperienza?

I BAMBINI !

 

A loro non frega nulla del virus, sono felici perché a casa da scuola, trovano il modo di vivere e divertirsi senza farsi influenzare. E vivono bene.

 

“LA VITA È COME UNO SPECCHIO: TI SORRIDE SE LA GUARDI SORRIDENDO”  JIM MORRISON.

 

DAVIDE BOSISIO

SPAZIO ALLA POSITIVITA’

In questi giorni in cui il termine “positività” ha preso piede in ogni dove legato ad un virus, è nata in me la voglia di gettare nel web un altro tipo di positività, quella vera.

Fermo restando il rispetto per la vicenda e per tutti coloro che hanno sofferto e addirittura perso la vita, è giusto alzare la testa e spingere fuori il petto nell’evitare di farsi condizionare oltremodo.

E’ importante ricordare che ben altre piaghe hanno colpito l’umanità ma non hanno ricevuto la stessa attenzione.

E’ il momento di dimostrare intelligenza !

Vi racconto questa: Un paio di giorni fa, un amico, si è recato al supermercato a fare la spesa. Non con l’ossessione di molti, la spesa normale. Tutto bene sino a quando non può fare a meno di notare una signora con un carrello colmo di bottiglie d’acqua e, fermatasi vicino uno scaffale dove era rimasta ancora una confezione, si è letteralmente gettata per acciuffarla come fosse l’unica ragione di vita. Al che un signore vicino le dice “signora guardi che c’è un virus in giro, non la siccità”.

Risate a parte, questa è la mia interpretazione di ignoranza. Perdere il controllo, pensare solo a se stessi, farsi condizionare.

In questi giorni diverse aziende stanno attuando il famigerato Smart Working, meglio conosciuto secondo me come Fake Working. Sì perché mi vogliono dare a bere che è meglio lavorare da casa…. Ora, può essere, ma cavalcare questo metodo come innovazione e futuro mi pare eresia.

Si approfitta di una fase di “terrorismo” tanto per. Credo che l’essere umano sia una figura nata per condividere e socializzare, stare chiusi in una campana di vetro è solo una forma di paura incomprensibile, o meglio, contro natura.

Facendo finta che da casa si operi con la medesima diligenza che si attua in azienda, dove lasciamo l’importanza del confronto, della critica, della formazione. Dove?

La società spinge ad essere soggetti cibernetici individuali, ANCHE NO!

Io vivo di relazioni, di empatia, di comunicazione, di errori, di comprensioni, di difficoltà, di di di… NON D’ISOLAMENTO!

Ad ogni buon conto, la mia famiglia mi ha sempre insegnato a rispettare i pareri altrui, senza però far si che divengano per forza i miei. Non mi hanno trasmesso la capacità di non sbagliare ma quella di capirlo, di chiedere scusa. Quella più importante, mai arrendermi nella ricerca della felicità.

Spazio alla positività, Spaziourbano.

Ci trovate in ufficio !!!

 

DAVIDE BOSISIO

SPAZIO ALLA POSITIVITA’
Passato, presente e futuro. L’azienda cresce !

Passato, presente e futuro. L’azienda cresce !

Un articolo introspettivo e di analisi per dare senso all’immagine che lo introduce e perché a me riescono le sane riflessioni mentre faccio, mentre parlo o scrivo. E’ utile a mio avviso pensare per riorganizzare le idee e predisporsi ai cambiamenti.

La nostra piccola e grande azienda cresce, come ha esplicitato il mio socio Daniele Modugno, Spaziourbano ha inserito un nuovo profilo e, quando accadono questi eventi significa solo due cose:

  • La nostra realtà ha appeal;
  • La nostra realtà si arricchisce di una nuova professionalità e personalità mancante.

Tutto positivo !!!

 

 

Però ospitare nuove risorse è una grande responsabilità, serve accoglierla nei giusti modi, serve offrirgli supporto, serve donargli strumenti di lavoro, serve in una parola dare lei Tempo.

In passato ho lavorato in realtà in cui ho ricoperto la carica di direttore del personale e mi ero abituato a vivere la mia routine per dare ad altri il mio tempo. Confronti, colloqui individuali, analisi dei numeri, staffing team agenzie, ricerca profili e colloqui di selezione,  formazione. Poi ho scelto d’intraprendere un percorso completamente diverso, lavorare per me e diventare piccolo imprenditore, oltre che operativo, abbandonando la sfera di gestione delle risorse perché concentrato solo su di un’unica risorsa, me stesso.

Non posso però negare che la mia attitudine principale è quella d’essere supportivo e di legame tra l’essere ed il fare. Mi riesce naturale. Presa coscienza di questo, ho iniziato a ripassare i miei appunti dei corsi di cui ho beneficiato in passato, fatto memoria di azioni di successo volte al potenziamento delle abilità del singolo e soprattutto di tutti gli sbagli che ho compiuto.

Udite udite: sono convinto che si impara molto più dai propri errori che da un corso formativo. La formazione, la vita stessa ci porta ad avere e riconoscere gli elementi che ci serviranno per fare il nostro mestiere ma non ce né come applicarli, sul campo. La teoria e la filosofia sono strumenti potentissimi che permettono la riflessione consapevole ma il campo, la realtà, sono un’altra cosa.

Vi faccio un esempio che esula dal lavoro ma ne è affine totalmente.

Seguo un corso di difesa personale da qualche anno e apprendere e memorizzare le tecniche di disarmo o di difesa non è semplice come osservarlo. Voglio dire che guardare aiuta a farsi un’idea ma quando poi ti trovi un avversario che vuole colpirti, bè, cambia! La tensione di un confronto tende a farti perdere concentrazione, equilibrio e lucidità. Come fare dunque? L’unica medicina è usare i propri sbagli  per lavorare su di essi e diventare più bravi. Provare e riprovare fino a quando non si trova la consapevolezza di se poi tutto diventa automatico.

Ecco perché in questo periodo sto riflettendo, devo riordinare le idee e ritrovare i miei vecchi errori per evitare di riproporli. Penso che pensare in questa direzione sia già di per sé un passo verso il miglioramento.

 

 

Molti tendono ad amplificare le proprie doti mentre io ad analizzare i miei lati oscuri e rapportarli ai pregi, sono una persona introversa ma coriacea, passionale ma impaziente, affidabile ma manipolabile. Preferisco che un errore gravi su di me e non arrechi danno ad altri, quando questo accade mi mortifica e modifica il mio IO naturale, perdo le mie certezze.

Allora, consapevole di questo, delle responsabilità di gestire nuove risorse, mi preparo e colgo l’occasione di dare il mio personale benvenuto a Carlo Sciacca in questo modo, nell’unico che esiste, dando a lui la giusta importanza e rilevanza.

Benvenuto Carlo !!!

 

Davide Bosisio

Carlo Sciacca a SPAZIOURBANO!

Siamo lieti di annunciare che, a partire da oggi, entra a far parte del nostro staff, Carlo Sciacca!

Carlo Sciacca è un agente immobiliare iscritto al ruolo dal 1998, vanta quindi una esperienza di oltre 20 anni nel settore. Ha lavorato in noti Franchising ricoprendo diversi ruoli: dalla vendita al back-office, passando per la gestione completa dell’agenzia e come supporto commerciale nella creazione di riviste specifiche del settore immobiliare.

Ha lavorato principalmente nell’Hinterland milanese, diplomato come Perito Turistico, ha avuto anche esperienze in campo assicurativo e di vendita spazi pubblicitari.

Lo abbiamo scelto e voluto con noi perché oltre all’esperienza sul campo, sposa perfettamente i nostri ideali di correttezza, lealtà e per le indubbie doti umane che per noi vengono prima di tutto. Professionista affidabile che sarà molto utile per contribuire alla crescita della nostra azienda.

A Carlo quindi gli facciamo un grosso in bocca al lupo, benvenuto a SPAZIOURBANO!

Carlo Sciacca a SPAZIOURBANO!
LA CAPARRA

LA CAPARRA

In molti anni  di carriera, tutti nel settore immobiliare, ho sempre notato come, addetti ai lavori o meno, abbiano sempre avuto difficoltà nel comprendere cosa sia una caparra. E’ meglio dire che la confusione viene fatta nel capirne l’uso e le differenze applicative. Quale migliore occasione allora di redigere un articolo che faccia chiarezza e permetta di capire questo importante strumento di garanzia in una transazione ?

La caparra, nel diritto civile, è una somma di denaro o una quantità d’altre cose fungibili versata a titolo di reciproca e mutuale garanzia contro l’inadempimento nel contratto oppure come corrispettivo per il caso di recesso dal contratto. La sua funzione è infatti quella di prevedere una sorta di risarcimento immediato nel caso di inadempienza contrattuale e in caso di adempimento deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta. Generalmente si applica in quei contratti a prestazioni corrispettive e a effetti obbligatori dei quali si abbia un’esecuzione differita e che prevedano un pagamento in soluzione non unica. Si costituisce con la mera consegna della somma di denaro. La dazione deve essere perfezionata prima del momento di esecuzione della prestazione e della controprestazione, poiché sono le azioni delle quali la caparra va a garantire la futura esecuzione.

Dunque la caparra ha lo scopo di garantire un risarcimento, causa inadempienza di una delle due parti.

In che modo? Se fosse parte inadempiente la venditrice dovrà restituire le somme percepite, oltre il doppio, mentre se lo fosse l’acquirente perderà quanto versato. Inoltre, come si intuisce, la caparra è equa cioè prevede a vantaggio della figura diligente la stessa somma perché il venditore quando riceve i denari non avrebbe alcun danno a restituirli, dunque aggiungere la stessa somma (doppio) è il corrispettivo punitivo, mentre l’acquirente perdendo quanto versato ha la penalità già versata.

Es. Soggetto A vende e soggetto B compra. B versa 10.000 € e A li riceve.

Caso 1) “A” recede dal contratto per inadempienza, dovrà dunque restituire 10.000 € aggiungendo, a vantaggio di “B”, 10.000 €. Danno reale 10.000 €

Caso 2) “B” recede dal contratto per inadempienza, “B” perde la somma versata di 10.000 € a vantaggio di “A”. Danno reale 10.000 €

Il codice civile prevede due articoli specifici per donare un uso differente della caparra a seconda della fattispecie che s’intende generare.

 

L’art. 1385 descrive la caparra confirmatoria. La caparra confirmatoria è da considerarsi figlia della caparra, dunque l’applicazione è quella sopra descritta, ma la sua particolarità è che, se azionata, inasprisce la pena verso l’inadempiente in quanto a monte c’è una “conferma” di quanto si è stipulato. Dunque la parte diligente potrà aggiungere la richiesta danni oppure rinunciare ad essa ma pretendere l’esecuzione coattiva del contratto.

Diciamolo più semplicemente, se stipulo un contratto di vendita di un immobile e le parti si avvalgono della caparra confirmatoria, in caso di recesso successivo alla conferma la figura lesa, sia essa venditore o acquirente, potrà richiedere alla controparte di adempiere a ciò che aveva confermato.

Ora, in 21 anni di carriera non ne ho mai visto l’applicazione pratica, credo solo perché in italia le pene ed il giudizio durano un’infinità al punto da scoraggiarne l’uso ma sono certo che in casi specifici, e dove ne valga la pena, qualcuno la pazienza la troverà. Ad ogni buon conto è più semplice il verificarsi di richieste danni come ad esempio il rimborso di spese volte all’adempienza come l’acquisto di arredi, rivendicazioni su compravendite generate a domino ecc….

 

L’art. 1386 descrive la caparra penitenziale. Questa è la meno conosciuta e sulla quale talvolta si fa confusione. E’ sorella della confirmatoria, dunque funziona come caparra, ma viene definita caparra di corrispettivo in quanto rappresenta il diritto di recesso. Penitenziale deriva dalla parola più facile “penitenza” , dunque se ci si dovesse trovare al cospetto di una potenziale transazione immobiliare per cui il rischio di fallimento sia visibile sarà bene avvalersi di questa specifica caparra. Il perché è semplice da intuire, la penitenziale ,una volta risarcito l’adempiente, non prevede assolutamente la possibilità di richieste danni e tantomeno esecuzioni coatte dell’obbligo di contrarre. Pagata la penalità il contratto sarà terminato e le parti libere senza aggravio ulteriore perché è da intendersi  ius poenitendi, diritto di pentirsi di aver sottoscritto il contratto, e configura il prezzo per l’esercizio di questo diritto.

Facciamo un esempio, decido di comprare un rustico che mi viene proposto con la possibilità di trasformazione in classe “A” ma la proprietà non ne ha la certezza, bene, questo caso meriterebbe l’uso della penitenziale in quanto se l’acquisto è finalizzato ad una trasformazione del bene oggetto della compravendita, ed e’ condizione  sulla quale pero’ aleggia un’alea, per il bene del venditore sarà quanto mai opportuno specificare che le somme in caparra ricevute  siano regolate dall’art. 1386 del c.c.

A livello fiscale è giusto aggiungere che la caparra, sin quando non diverrà a tutti gli effetti parte del pagamento, non potrà essere “tassata” per ragioni di facile comprensione.

 

Domanda, ma che differenza c’è tra la caparra, l’acconto e la cauzione?

Sono tutte somme di denaro o altre cose fungibili, ma muta la destinazione giuridica e la forma.

Della caparra si è detto, l’acconto invece è una parte della cifra pattuita in una compravendita o in una transazione commerciale, che viene versato come pagamento parziale  a cui seguirà un successivo pagamento a saldo. Poiché si tratta di un pagamento vero e proprio, segue la normale tassazione e, quindi, è assoggettato all’iva. Allo stesso modo  deve essere fatturato nel momento in cui viene pagato. Se il contratto non va a buon fine l’acconto può essere restituito o meno a seconda di chi è responsabile del mancato adempimento del contratto: se è colui che ha versato l’acconto, lo perde, se invece è colui che l’ha incassato, lo deve restituire. Come per la caparra confirmatoria, è possibile ricorrere in giudizio.

Cauzione. Sebbene sia normalmente conosciuta come cauzione, il termine corretto è deposito cauzionale. Si tratta anche in questo caso di una garanzia. La cauzione viene infatti versata nel momento in cui vi sia, ad esempio, un contratto di locazione. L’inquilino versa una cifra stabilita per contratto al proprietario dell’immobile come garanzia nel caso in cui fosse inadempiente verso gli obblighi indicati nel contratto. Talvolta la caparra può essere convertita in affitto per le prime mensilità oppure in deposito cauzionale.

Differenza tra deposito cauzionale e caparra 

Così come tra acconto e caparra ci sono differenze, anche tra deposito cauzionale e caparra ci sono alcune diversità:

  • Caparra e cauzione sono una garanzia, mentre l’acconto non lo è;
  • La cauzione deve essere restituita e non è inclusa nel corrispettivo, la caparra e l’acconto, invece, non vengono restituiti.

 

Mi auguro di essere stato capace di spiegare e far comprendere l’uso di queste specifiche garanzie che sono all’ordine del giorno quando si compra una casa, e non solo. Conoscerle può esservi d’aiuto nel caso in cui decidiate di affrontare un percorso individuale nel mondo immobiliare senza l’affiancamento di un professionista.

Ovviamente spero sempre che nessuno abbia da applicare gli effetti delle caparre ma che regni sempre la chiarezza a monte e il dialogo nelle problematiche perché farsi la guerra non è mai un vantaggio. Mai ! Credo che nella vita si possa compiere degli errori, sono la rappresentazione delle difficolta’, ma solo comprendendoci si potra’ scoprire quanto di buono ci sia nel prossimo, anche a proprio vantaggio. Talvolta, se letti nel giusto modo, gli errori sono la raffigurazione del desiderio.

Spaziourbano, nei suoi consulenti, è sempre disponibile al dialogo e contraddittorio allo scopo di un miglioramento globale.

 

DAVIDE BOSISIO

Buon Natale e felice anno nuovo!

Siamo pronti ad archiviare anche questo anno lavorativo, mentre ci prepariamo al Natale e all’arrivo del nuovo anno, è tempo di bilanci.

E’ stato sicuramente un anno molto positivo per SPAZIOURBANO, un anno da record, in cui tra le altre cose ha visto la luce il tanto atteso nuovo sito.

Il nostro nuovo sito è ormai online da qualche mese e sta riscuotendo grande successo, siamo molto contenti che sia apprezzato, ora è possibile acquistare direttamente online tutti i servizi correlati alla vendita, locazione e post-vendita di un immobile, pagando solo il servizio utilizzato, un modo pratico, veloce, sicuro e professionale.

Abbiamo anche introdotto un’importante opportunità per i nostri investitori: la possibilità di investire con rendite garantite in mercati esteri, in particolare in USA, volendo anche senza muoversi da casa.

Se guardiamo anche oltre la nostra realtà, possiamo constatare che a livello più generale Il mercato immobiliare è indubbiamente in ripresa e anche grazie a tassi di mutuo ai minimi storici, i tempi di vendita per un immobile su Milano sono scesi notevolmente.

Per l’anno nuovo siamo molto fiduciosi e abbiamo pronte tante interessanti novità per continuare a crescere e a migliorarci.

Auguriamo a tutti i nostri clienti di passare splendidamente queste festività natalizie e auguriamo un felice anno 2020, vi ricordiamo che l’ufficio resterà chiuso oltre che nei giorni del 25 e 26 Dicembre, dal 30/12/2019 al 06/01/2020.

BUON NATALE & FELICE ANNO NUOVO

Buon Natale e felice anno nuovo!
IL COACHING, L’EVOLUZIONE DELLA FORMAZIONE

IL COACHING, L’EVOLUZIONE DELLA FORMAZIONE

Il coaching (o affiancamento e guida) è una metodologia di sviluppo personale nella quale una persona (detta coach) supporta un cliente o allievo (detto coachee) nel raggiungere uno specifico obiettivo personale, professionale o sportivo. Un coach fornisce uno specifico supporto verso l’acquisizione di un più alto grado di consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia e autonomia.

La definizione tecnica la trovo di semplice comprensione ma per renderla ancora più fluida possiamo dire che il coaching è l’affiancamento di una figura ad un’altra allo scopo di far emergere, esplodere, le qualità insite nella persona/cliente. Attenzione, “far esplodere ciò che già c’è”, è importante perché tutti abbiamo delle potenzialità, livelli diversi d’accordo, ma scopo di un leader è tirare fuori il massimo e non equiparare tutti.

Analizziamo ora le attività e la metodologia di questo strumento di management perché ha sfumature diverse a secondo dei casi e applicazioni.

Il coaching nasce come strumento professionale in cui un professionista preparato lavora fianco a fianco con il proprio cliente, ma se ci pensate bene questo metodo è utilizzato in maniera meno scientifica anche in altri ambiti. Pensate ad un genitore con i propri figli, non lo è?

Andiamo per gradi però. Il Coaching è una disciplina relativamente nuova in Italia, che ha radici molto più antiche… Socrate invitava a “Conoscere se stessi”; Pindaro era solito salutare i suoi discepoli dicendo: “Diventa ciò che sei”; Parmenide sosteneva che tutto è possibile: “Basta trovare il coraggio di percorrere la via” ed Eraclito affermava: “L’unica cosa permanente è il cambiamento”.

Le citazioni cerco sempre di aggiungerle perché mi piacciono e poi rafforzano con semplicità un concetto.

Dunque, cosa fa questo Coach?

Avete ragione, affianca come detto la risorsa e ha, a mio avviso, 3 responsabilità/obiettivi su tutti:

  • scoprire, rendere chiari ed allineare gli obiettivi che il cliente desidera raggiungere, non solo, guidare il cliente in una scoperta personale di tali obiettivi;
  • far in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso;
  • lasciare piena autonomia e responsabilità al cliente.

Quelle del cliente o Coachee?

Una sola, disponibilità e ascolto. Le persone meno intelligenti potranno dire che questo argomento sia superfluo, che tutte queste balle sulla formazione depista dall’operatività, che bisogna pensare a fatturare.

Sì, certo, non punto mai il dito contro nessuno ma quelli che la pensano cosi sono coloro che hanno un immenso bisogno di questo trattamento. Spesso sono imprenditori o manager, non collaboratori.

Per capire cosa ho scritto bisogna immaginare o aver vissuto esperienza con figure di questo tipo ma vi assicuro che il lavoro del Coachee è spesso molto più complesso di quello del Coach. Fare introspezione, criticarsi, cambiare è solo per persone intelligenti, forti e determinate. Fate caso alle parole scritte perché sono belle e ognuno ama ritrovarsi in esse, ma pochi lo sono veramente.

Non sono un Coach professionista, l’ho studiato, beneficiato e applicato in anni passati in cui ricoprivo ruoli legati allo sviluppo delle risorse umane. Questo per dire che quello che trovate scritto è frutto di studio unito alle mie esperienze sul campo e successive deduzioni.

Ritengo dunque che l’affiancamento sia l’evoluzione della formazione. Se fare formazione in aula è importante ed essenziale per lavorare sulla forma mentale, il coaching è l’applicazione pratica della formazione nella realtà.

E’ come quando prendi uno studente universitario, pieno di concetti in testa, fiero di sé e poi lo metti a fare due attività pratiche e si perde o è più semplicemente scolastico.

Le mie convinzioni sono che il meglio è unire le due fasi, aula e campo, e vi assicuro che i risultati sono sfolgoranti.

Ricordo che quando facevo formazione, per una società immobiliare che vantava all’epoca oltre 20 punti vendita sul territorio milanese e contava circa 150 agenti tra le loro fila, piaceva a tutti, tutti uscivano dall’aula con maggiore energia, avevo su di loro un forte  potere informativo ma poi quando tornavano nei loro uffici gradualmente perdevano la verve, un po’ a causa della routine e un po’ per manager inadatti nella loro gestione.

Bene, quando l’azienda mi permise di seguire corsi formativi a mio vantaggio sul coaching, riceverlo come cliente, mi si aprì un mondo. Andavo negli uffici, uno ad uno, e dopo settimane di lavoro riuscivo a prevedere gli eventi, dare indicazioni sulle caratteristiche dei manager all’imprenditore.

Trovo il coaching fantastico!

Non ce ne come lavorare sul campo, nella realtà, perché fin quando si rimane nelle ideologie e fasi d’aula si è pronti a metà.

Dunque quali obiettivi ha il Coaching?

  • Sviluppo di competenze, conoscenze e abilità;
  • Individua obiettivi specifici;
  • Dona supporto strategico ed operativo;
  • Sviluppa consapevolezza;
  • Incrementa performance individuali;
  • Riduzione della complessità aziendale e snellimento fasi decisionali.

 

Ovviamente se questo articolo ha risvegliato in voi la voglia di approfondire l’argomento, Spaziourbano sarà lieta di consigliarvi strutture professionali abilitate a svolgere questa professione con il giusto spirito che a noi piace, col sorriso, semplicità ma tremenda utilità.

 

Davide Bosisio

QUANDO UNA PERSONA MENTE? I SEGRETI DI UN AGENTE FBI

Come capire se una persona mente? Questa è una domanda che tutti noi, almeno una volta, ci siamo posti mentre avevamo il dubbio che, parlando con qualcuno, questo ci stesse in qualche modo nascondendo qualcosa. I segni che qualcuno sta mentendo non sono sempre facili da decifrare. A ciò dobbiamo aggiungere che, sfortunatamente, non c’è modo di determinare se qualcuno è onesto con una certezza del 100%.Tuttavia, ci sono alcuni segni a cui puoi prestare attenzione per cercare di capire se il tuo interlocutore ti sta mentendo. In questa blog analizzeremo proprio questi segnali, dal linguaggio del corpo ai movimenti oculari. Se siete pronti, iniziamo subito.

Dallo sguardo e dal movimento degli occhi di una persona si può capire a cosa sta pensando.

Esiste una connessione neurologica tra il cervello ed il movimento degli occhi, come analizzato anche dalla PNL. Per i destrorsi, l’emisfero destro del cervello è quello non dominante che permette l’elaborazione della fantasia, della creatività e dell’intuizione. L’emisfero sinistro è quello dominante, dedicato all’elaborazione, alla logica ed alla razionalità.

Per i mancini le funzioni sono invertite.

Osservando i movimenti degli occhi del nostro interlocutore siamo in grado di capire cosa sta pensando. La sequenza con cui si muovono gli occhi permette di dedurre la sua strategia.

Lo schema sotto riassume le sei posizioni dell’occhio ed il pensiero correlato, per i destrosi. Discorso invertito per i mancini.

 

VISIVO COSTRUITO ( alto Dx ) Se gli occhi vengono rivolti in alto verso destra significa che la persona sta inventando una nuova immagine. Si tratta di qualcosa di inventato e non di ricordato. Se chiedete a qualcuno di immaginare un cielo verde con nuvole rosse dovrebbe guardare in alto a destra.

VISIVO RICORDATO ( alto Sx ) Se gli occhi vengono rivolti verso l’alto a sinistra significa che la persona sta ricordando un’immagine. Il cervello di questa persona sta visualizzando oggetti, colori, movimenti ed altre informazioni visuali che riguardano la conversazione. Se volete vedere qualcuno fare questo una buona domanda da fare è, “di colore è la tua auto?”.

AUDITIVO COSTRUITO ( centro Dx ) Se gli occhi vengono rivolti al centro a destra significa che la persona sta cercando un nuovo suono come potrebbe essere il tono della voce da utilizzare per dire una certa cosa. Chiedete a qualcuno di immaginare il suono del clacson di una macchina sott’acqua e questo guarderà a destra.

AUDITIVO RICORDATO ( centro Sx ) Se gli occhi vengono rivolti al centro a sinistra significa che la persona sta ricordando un suono. La persona potrebbe ricordare una canzone, il suono di una voce o un particolare rumore. Se chiedete a qualcuno di pensare al suono della sua sveglia, questi dovrebbe guardare a sinistra.

CINESTESICO ( basso Dx ) Se gli occhi vengono rivolti verso il basso a destra significa che la persona sta provando una sensazione. Spesso, quando le persone dicono “mi sento…” guadano in basso a destra e, da questo, possiamo capire se stanno realmente provando un sentimento.

DIALOGO INTERNO ( basso Sx ) Se gli occhi vengono rivolti verso il basso a sinistra significa che la persona sta dialogando con se stessa come quando ci si dice qualcosa fra se e se.

Significa che la persona sta riflettendo, si sta ponendo delle domande, sta progettando qualcosa.

Un eccessivo dialogo interno significa che la persona non sta seguendo il dialogo ma è sopra pensiero, troppo intenta a se stessa sia in senso positivo (la persona pensa che è stata brava a fare una certa cosa) che in senso negativo (la persona pensa che non ce la farà).

Per uscire dallo stato di dialogo interno è sufficiente alzare gli occhi e porre attenzione a qualcos’altro.

 

Dunque per semplificare:

per capire se una persona ti sta raccontando qualcosa che è realmente accaduto, che ha realmente visto o sentito o se invece sta inventando tutto, è sufficiente che osservi la posizione dei suoi occhi. Infatti, se una persona (destrorsa) ti sta dicendo che ha visto un certo evento e sta posizionando gli occhi in alto alla sua destra, allora sta visualizzando un evento che non è ancora accaduto, lo sta costruendo, lo sta immaginando. Quindi non si tratta di una cosa ricordata ma di una cosa inventata, perciò quella persona sta mentendo.

Altri segnali oltre agli occhi?

Bisogna fare attenzione a chi si tocca troppo spesso la faccia: potrebbe farlo per alleviare il prurito che deriva da una reazione chimica tipica sul volto di chi mente. Grattarsi il naso è lo stereotipo.

Altro macro segnale, più semplice da individuare è la postura del corpo. Se una persona mente abbandona la fluidità e armoniosità dei movimenti incontrollati del corpo a vantaggio di un irrigidimento.

Ci sono sicuramente altre sfumature ma non esageriamo, del resto nelle relazioni interpersonali quanti di voi sono parte dell’FBI?

Questo articolo voleva essere intrigante e di studio per dare strumenti che aiutino a rispondere ad uno dei desideri maggiori dell’essere umano, capire il prossimo, entrare nella sua testa.

Se devo essere sincero, sarò una voce fuori dal coro, ma non m’interessa affatto sapere i pensieri altrui, per privacy e perché possiedo già i miei da decifrare, ma quando ci si relaziona nel mondo del lavoro, ad esempio, è utile avere delle armi più che altro per tutelare se stessi e la propria attività.

Noi, agenti immobiliari, ci troviamo giornalmente a gestire relazioni, è il nostro quotidiano e capire grossolanamente se stiamo investendo il nostro tempo o meno diviene fondamentale.

 

Sì, ora magari non precipitatevi a dialogare a casaccio con qualsivoglia persona scrutandole gli occhi, potreste essere mal interpretati….

Davide Bosisio

QUANDO UNA PERSONA MENTE? I SEGRETI DI UN AGENTE FBI
Resilienza, la moda del momento

Resilienza, la moda del momento

In questo nuovo articolo parliamo di resilienza. Prendendo spunto dal titolo, questo termine negli ultimi anni ha preso piede ed è molto utilizzato soprattutto in ambiti di selezione delle risorse. Analizziamolo, capiamolo e cerchiamo di fare delle riflessioni.

In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Bellissimo, no? Certamente, ma la vita mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze e capire meglio le cose, non per giudicarle o denigrarle, solo per capirle e non essere preso dentro dal flusso della moda. Perché dico questo? Và aggiunta alla definizione una cosa importante, il termine resilienza è stato preso in prestito dall’ingegneria, resiliente è termine associato ad un metallo che resiste agli urti, assorbendoli, senza rompersi.

Il mio approfondimento nasce da qui. Perché associare una qualità di un metallo all’essere umano?

L’epidemia è partita di soppiatto agli inizi del nuovo millennio. Un processo fulmineo, che si snoda attraverso fasi. Uno dei tanti tipi di resistenza che figurano tra le proprietà meccaniche dei materiali. Vecchie reminiscenze delle lezioni di educazione tecnica, diventate poi competenze specifiche di chi ha deciso di specializzarsi nel settore. Poi arriva la prima espansione: la resilienza diventa, più genericamente, la capacità di un sistema di fare fronte ad eventi che ne minacciano l’equilibrio. In psicologica cognitiva designa l’abilità dell’individuo di reagire a situazioni traumatiche senza sviluppare un quadro psicopatologico; in ecologia, quella di un ecosistema di mantenere il proprio funzionamento a fronte di situazioni di stress. Il termine compare in economia, in informatica, nelle scienze sociali. Ma la faccenda è ancora sotto controllo, tutto sommato: la parabola della resilienza, del resto, non si discosta troppo da quella di entropia, equilibrio, shock. Altri termini nati come settoriali e poi diventati gergo comune di molte discipline scientifiche, secondo la logica di estensione metaforica con cui spesso nuovi significati si fanno strada in una lingua. La resilienza è diventata una buzzword: una parola magica, versatile, puramente evocativa il cui impatto comunicativo è in gran parte slegato dal significato letterale. Per il solo fatto di essere proferita, riesce a imprimere al nostro discorso forza e profondità, incarnando le qualità più diverse. E così, la Copenaghen resiliente ce la immaginiamo affascinante, sinuosa, molto ecologica; un rock resiliente è dolce, sofferto, sottilmente innovativo; e un pensionato resiliente è presumibilmente sveglio, vissuto, che attende sornione per poi contrattaccare.

Essere resilienti significa, quindi, aspettare passivamente che le cose spiacevoli passino e che i tempi ridiventino floridi. Rappresenta il desiderio che tutto ritorni com’era nel passato e non offre  azioni da compiere per cambiare le cose nel presente. Nella resilienza non c’è l’idea di agire attivamente per affermare qualcosa in cui si crede, non c’è visione del futuro. Bisogna godersi edonisticamente la vita, subirne gli impatti momentanei e tornare poi identici a prima. Di fronte a un mondo incomprensibile, l’unica cosa fattibile è proteggere se stessi e la propria identità, sforzandosi esclusivamente di ricomporsi dopo l’inevitabile tornado del giorno. La resilienza è la chirurgia plastica dell’IO, è la malattia che si spaccia per cura, è l’inno all’efficienza consumistica, è il ribadire sempre quel che si è senza soffrire integralmente, senza spezzarsi mai. Se proprio vogliamo usare un termine preso in prestito dall’ingegneria, propongo il concetto di resistenza, cioè quella capacità dei corpi di opporsi al passaggio di una corrente. Chi resiste non si limita ad aspettare che la tensione passi, non fa finta che non stia succedendo niente, ma si oppone attivamente. Un corpo resiliente è un corpo passivo, mentre un corpo resistente è un corpo vivo, che subisce ferite e trasformazioni dalla forza ostile e non fa finta che non stia succedendo niente. Prova dolore e fastidio, e ciononostante continua a resistere. Resistere significa fare esperienza, rischiare di farsi male e di sparire pur di opporsi alla distruzione generale. Chi è resiliente può evitare di esporsi, può nascondersi, può non sentirsi responsabile di ciò che gli succede intorno. Chi resiste, invece, si prende in carico ciò che gli accade intorno e, dopo aver resistito, non è più uguale a prima. L’abisso tra resilienza e resistenza è quindi l’esperienza, perché l’autentica esperienza ti trasforma, non ti fa mai tornare uguale a prima.

Ecco. Ho studiato, analizzato, capito il concetto ed espresso il mio. Non che sia da considerarsi verità, è il mio punto di vista che contempla il rispetto per chi non fosse d’accordo.

Vedete, l’essere umano lo vedo come un insieme complesso di molti fattori che non possono essere etichettati e/o circoscritti. L’essere umano vive di relazioni, talvolta capita di sbagliare e colpire il prossimo, altre il contrario. Quindi? Finiscono cosi i rapporti? Nei posti di lavoro quante volte capitano conflitti? Credo sia una delle attività di routine di un manager gestirli. Ma un conflitto decreta la fine di un rapporto di lavoro o magari ne rafforza il futuro? Dipende da come si approccia ma molto più probabilmente a quanto si crede in quel rapporto. Molti gruppi lavorativi vincenti ed affiatati prima sono passati da incomprensioni, ma oggi sono i numeri uno. No, non credo che chiudersi a riccio per proteggere il proprio IO sia la scelta migliore, nella vita serve coraggio, resistenza, determinazione. Se poi, in particolari casi si è anche resilienti…..

Cosa fare, o meglio, farei? Tendere la mano, quando si sbaglia e soprattutto quando si ha ragione. E’ l’unica chiave che conosco per aprire le porte del futuro.

Davide Bosisio

COMPRARE CASA IN ASTA E’ CONVENIENTE?

Torniamo a scrivere di aste. Il taglio che diamo oggi è differente, l’analisi è dare risposta alla domanda: “comprare casa oggi all’asta è conveniente?”.

Partiamo nel guardare indietro di qualche anno prima di dare questa risposta e fornire strumenti utili a chiunque leggesse per permettere di consolidare una propria opinione.

In passato le aste si tenevano nei Tribunali e, visto la dispersione in questi spazi aperti, lasciava libertà a chiunque volesse fare turbative di svolgere il compito in maniera eccessivamente semplice. Questo stile da un po’ di anni è stato mutato perché furono portate le aste all’interno di studi professionali quali commercialisti, avvocati o similari per ridurre questo fenomeno e rendere l’asta, giustamente, un momento di serena acquisizione. Ma non bastò, servì che banche e società di Npl ideassero modalità nuove di promozione dei loro crediti ed ecco che decisero di avvicinare le aste al mercato libero. Parlo di agenzie immobiliari, portali di vendita consultati normalmente per case in vendita e non in asta. I Tribunali snellirono le modalità di attuazione. Tutto ciò per avvicinare l’opinione pubblica ad un mondo fin lì visto come oscuro e pieno di incognite. Allora si vide nascere realtà di consulenza d’asta e agenzie che, per superare la crisi, decisero di annoverare servizi differenti legati ad attività di auction facilitation, cioè dire ai creditori quale fosse il reale lignaggio di valore del bene che supportava il credito, permettendo dunque a loro di fare previsionali, potenziare la visibilità del mondo asta per favorirne l’affluenza.

Come la goccia spacca la roccia, c’è stato il tanto ambito avvicinamento, oggi rispetto al passato le aste sono partecipate e l’obiettivo dei creditori raggiunto, nelle grandi città è giusto dire.

Ecco, vi ho raccontato brevemente un decennio circa in poche righe per aiutarvi a dare una risposta alla domanda di cui al paragrafo d’apertura. Aggiungo adesso esperienze di vita reali recentissime per suggellare la disamina. Ho visto con i miei occhi acquistare case in asta a valori superiori a quelli del libero mercato.

Esempio di vita reale: disponevo nei mesi scorsi di un bene gravato da procedura esecutiva in vendita a E 150 mila, lo scopo era raggiungere un accordo a stralcio con il creditore. Bene. A E 150 mila poche persone vennero a visionare l’immobile, si decise dunque di abbassare le pretese ad E 140 mila. Il vero valore si posizionava intorno ai E 130 mila per cui era lecito attendersi un’offerta. Nulla. I proprietari presi dalla disperazione nel vedere ridotte al lumicino le loro speranze di salvezza decisero di farci abbattere il prezzo ad E 125 mila. Molte visite, pochi clienti veri o seri, fino a quando si trovò quello giusto. Purtroppo la transazione con la Banca andò male e il bene venne battuto in asta. Sapete a che cifra è stato aggiudicato? E 158 mila !!! Non è un evento, vi racconto un solo caso, ma cose di questo tipo accadono sempre più spesso. Parliamo di Milano. Se un bene è in zona IN, ci sono file chilometriche per partecipare al concorso, risultato? Si compra oltre il valore. Se un bene più popolare, per via di quanto raccontato nell’avvicinamento delle aste al libero mercato, genera affluenza quando il prezzo è un affare clamoroso, salvo poi essere pagato più del valore reale. Lascio stare i beni fatiscenti in zone depresse perché quelli credo neanche un miracolo possa risollevarli.

Dunque oggi è un fatto chiaro ed acclarato che comprare in asta non significa fare un affare.

Non è esatto, c’è un modo. Se custodiamo gelosamente gli esempi sopra, possiamo sostenere ciò:

  • Evito aste in posti IN;
  • Non partecipo ad aste il cui prezzo è super conveniente.

Bene, bravo, e allora?

Allora bisogna rivolgersi a strutture che facciano vera consulenza d’asta. Parlo a chi decide di comprare la sua prima casa sfruttando questo canale, non ad investitori speculativi. Che senso ha andare in asta quando il prezzo è molto basso?  L’unica risposta è “ ci provo, se va bene….”. Ma non è una strategia. In asta il segreto è parteciparvi quando un bene del valore di 100, è battuto per 80 e non 30. Altrimenti è meglio comprare nel libero mercato.

Ad ogni buon conto, se desiderate approcciare a questo mondo per acquistare la vostra 1° casa a Milano, Spaziourbano sarà lieta di offrirvi ogni tipo di consulenza perché non serve solo farvi partecipare all’asta,  c’è il Tribunale per questo, ma per orientarvi al meglio, consigliarvi al meglio, il che potrebbe significare dirvi di abbandonare l’asta. Significa capire i veri valori del mercato locale, del quartiere, del singolo edificio. Significa investire i propri risparmi con attenzione e oculatezza.

Banche e Tribunali anno fatto egregiamente i loro interessi,  TU?

 

Davide Bosisio

COMPRARE CASA IN ASTA E’ CONVENIENTE?

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